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Il modello delle Zone Economiche Speciali come concreta possibilità di internazionalizzazione

Nell'ambito del progetto Markets&Tools promosso da Federlavoro e Servizi Emilia Romagna, prenderanno il via il 9 novembre gli incontri con le imprese partecipanti per la definizione di un proprio piano di espansione all'estero

Il modello delle Zone Economiche Speciali come concreta possibilità di internazionalizzazione

Nell'ambito del progetto Markets&Tools promosso da Federlavoro e Servizi Emilia Romagna, prenderanno il via il 9 novembre gli incontri con le imprese partecipanti per la definizione di un proprio piano di espansione all'estero; tra gli strumenti operativi d'orientamento per l'elaborazione di una strategia d'internazionalizzazione è possibile individuare il modello delle Zone Economiche Speciali.

Le zone economiche speciali (ZES) sono aree geografiche all'interno di un Paese, dotate di una legislazione economica differente da quella in vigore nel resto della nazione, in cui l'attività economica può essere svolta in maniera agevolata e rivolta ad attirare investitori stranieri. Il sostegno comprende supporto negli investimenti, canali privilegiati di dialogo con autorità locali o statali, oltre a incentivi fiscali garantiti alle imprese.

In un contesto di persistenti difficoltà economiche e rigidità dei mercati, le ZES rappresentano una misura efficace a favorire la crescita economica attirando investitori stranieri interessati a fare business in queste determinate regioni agevolate. Sono infatti numerose le nazioni che ne hanno beneficiato. Si contano ad oggi circa 2.700 ZES nel mondo, di cui più di 70 già operative nei Paesi dell'Unione Europea.

Un esempio d'eccellenza può essere considerata l'Irlanda con la prima “zona franca industriale di esportazione” mai realizzata, la Shannon Free Trade Zone istituita nel 1959, servita da modello alla Cina meridionale. Un altro esempio è quello delle Zes in Polonia, istituite nel 1994 e che saranno attive sino al 2026, in base a quanto stabilito dalla Legge di Stabilità che il Governo polacco ha varato di recente e dove si assiste inoltre allo sviluppo di “sottozone” per accogliere insediamenti incorporati nelle zone già esistenti, in prossimità delle grandi metropoli e in corrispondenza delle arterie di comunicazione, anche queste di recente realizzazione.

Al di fuori dei confini europei, le Free Zone cinesi rappresentano oggi un modello di crescita e modernizzazione, un aggregato di innovazione e best practices produttive in grado di competere con i più avanzati distretti industriali delle maggiori economie a livello globale – si veda il caso della Free Trade Zone di Shanghai dove le aziende straniere possono avviare le proprie attività in 2-3 settimane – ad oggi riferimento per tutti i Paesi che intendono realizzarle al loro interno.  

Lo hanno fatto l'India, le Filippine, la Corea del Nord  tra gli altri. Ma da diversi anni anche numerosi stati del continente africano hanno avviato un processo di creazione delle ZES per impiantare attività industriali o in aree distaccate dal basso sviluppo produttivo, o all'interno di Industrial Development Zones (IDZ), come in Sudafrica, laddove le strutture già costituite attirano investimenti internazionali in settori manifatturieri orientati all'esportazione, collocandosi vicino a vie di comunicazione atte all'importazione, lavorazione e imballaggio dei beni.

Inoltre un caso interessante è quello costituito dai Paesi balcanici che rappresentano complessivamente un'importante area di crescita economica e di sviluppo e che contano già numerosissime Zone Economiche Speciali appartenenti a ciascun paese. Stesso detto per la Giordania, il Kazakistan, la Turchia, l'Iran – che attraverso le free zones si riaffaccia di nuovo sui mercati mondiali dopo il tunnel delle sanzioni – e naturalmente la Federazione Russa che ha puntato sulla semplificazione amministrativa, le esenzioni fiscali e la creazione di infrastrutture in circa 28 zone.

Sono dunque differenti e diversamente regolamentati i modelli applicati su scala mondiale, pur presentandosi con numerosi punti di vantaggio comuni per concrete opportunità di sbocco commerciale estero per le nostre aziende.