QUESTO SITO UTILIZZA ALCUNI 'COOKIE': VUOI SAPERNE DI PIU'?   

INAUGURATO A FAENZA L'IMPIANTO DI CAVIRO EXTRA, NUOVO TASSELLO DEL PERCORSO DI ECONOMIA CIRCOLARE DEL GRUPPO CAVIRO

Primi in Italia come produttori di biometano avanzato da filiera agroindustriale

INAUGURATO A FAENZA L

Ammonta a 9 milioni di euro l'investimento complessivo che ha portato Caviro Extra, società del Gruppo Caviro, a diventare il primo produttore di biometano avanzato da impianto agroindustriale in Italia. Un primato certificato dal Consorzio Italiano Biogas e che rappresenta un nuovo tassello che compone il percorso di economia circolare di Caviro.

«Con questo progetto la nostra realtà cooperativa continua sulla strada dell'innovazione e dell'apertura al cambiamento - sottolinea Carlo Dalmonte, presidente Gruppo Caviro -. Caviro Extra è una società ad alta densità di investimenti che negli anni hanno contribuito a farne un esempio di modernità e sostenibilità sia in Italia che all'estero. Il rispetto per l'ambiente è un tema a noi molto caro sul quale intendiamo impegnarci sempre di più, collaborando e seguendo le indicazioni delle istituzioni e sposando appieno gli obiettivi delineati dall'Onu nell'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile del nostro pianeta».

Il nuovo impianto, già messo in funzione, nasce dalla riconversione del già esistente impianto di biogas di Caviro Extra. Ha una capacità produttiva di 12 milioni di Nm3 di biometano avanzato che verranno immessi nella rete nazionale Snam e destinati al rifornimento di circa 18mila autovetture in un anno (*fonte Quattroruote: consumo autovettura utilitaria 1400 cilindrata – media percorrenza 11.200 km annui – 17km con 1mc di metano).

«Il biometano in uscita dal nostro impianto è classificato come avanzato, in quanto realizzato dai sottoprodotti della filiera agroalimentare e quindi senza sottrarre terreno all'agricoltura per la produzione di colture adatte a diventare biogas - sottolinea Fabio Baldazzi, direttore generale Caviro Extra -. Ciò che entra nei nostri digestori sono i reflui delle attività di distillazione e della filiera agroindustriale del territorio (lattiero-casearia, dolciaria, alimentare ecc.) che vengono da noi depurati attraverso un processo di digestione anaerobica. Il gas in uscita dopo il processo di raffinazione è quindi più puro di quello tradizionalmente presente nella rete nazionale, in quanto privo di idrocarburi di origine fossile».

La moderna tecnologia adottata per il nuovo impianto (un upgrading a Membrane) permette a Caviro Extra di ricavare due correnti in uscita di elevata purezza, una di biometano ed una di CO2.

«Stiamo lavorando per poter riutilizzare anche questa componente - continua Baldazzi - in modo da evitare la sua immissione in atmosfera. Abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa con un importante operatore del settore che ci consentirà di destinare la nostra CO2 al riutilizzo in molteplici settori». 

Oltre al biometano e alla CO2 c'è ancora un terzo prodotto di alta qualità in uscita dai biodigestori del nuovo impianto: si tratta dei residui che rimangono dopo il processo di digestione. Questi sono ricchi di sostanza organica pertanto costituiscono un'ottima matrice per la produzione di ammendante, un fertilizzante naturale da utilizzare in agricoltura, proprio in quei terreni da cui tutto il processo di economia circolare di Caviro ha inizio.

 

 

INTERVENTI

 

Piero Gattoni, presidente CIB - Consorzio Italiano Biogas

«L'immissione in rete del primo metro cubo di gas rinnovabile di origine agro-industriale è un momento storico per tutta l'agricoltura italiana. Caviro è un esempio virtuoso di coesistenza tra agricoltura e produzione di gas rinnovabile che mi auguro potrà essere presto seguito da altri. Gli investimenti delle aziende italiane del settore in attività di ricerca e sviluppo e il supporto attivo del CIB, che da sempre favorisce le sinergie e il trasferimento tecnologico tra il mondo dell'industria e quello dell'agricoltura, sta dando i risultati auspicati. Il biometano è un biocarburante avanzato che può giocare un ruolo primario nella transizione energetica e non solo. L'esempio di Caviro dimostra come la cooperazione e il modello di azienda circolare possano essere un prototipo vincente per rafforzare la competitività del settore agroindustriale e per contribuire alla decarbonizzazione del settore energetico favorendo, al contempo, la tutela ambientale».

 

Giovanni Malpezzi, Sindaco Faenza

«Quello di oggi è un passaggio importante nella storia di Caviro, un gruppo cooperativo che, con il suo sviluppo, ha caratterizzato l'evoluzione agroindustriale del nostro territorio negli ultimi 50 anni. Un'azienda inserita in uno scenario naturalistico reale che dimostra, ogni giorno, come una realtà agroindustriale possa convivere perfettamente all'interno di un contesto ambientale».

 

Vito Sciancalepore, Direttore Fedagri Confcooperative

«Caviro è motivo di orgoglio per il mondo della cooperazione perché ne interpreta lo spirito più autentico e lo proietta verso il futuro. Sostenibilità ambientale ed economica sono i valori portanti di una cooperazione che premia il territorio e non trascura lo sviluppo, mettendo a sistema le energie migliori. Il tutto mantenendo una visione dinamica e aperta nei confronti dei rapporti con il mondo scientifico e accademico».

 

Paola Gazzolo, Assessore alle Politiche Ambientali Regione Emilia Romagna

«Siamo la prima Regione in Italia che si è dotata, nel 2015, di una legge sull'economia circolare e per me è motivo di grande orgoglio vedere i risultati che un'azienda importante come Caviro raggiunge oggi con questo impianto. Negli ultimi 50 anni Caviro si è dimostrata un'eccellenza nel recupero degli scarti e dei sottoprodotti che si trasformano in nuovi prodotti e in energia. Con questo upgrading da biogas a biometano, alla produzione di energia si aggiunge quella di carburante rinnovabile. Da questo punto di vista siamo davvero al top della sostenibilità, anche perché il biometano non produce PM10 e ha livelli di ossidi di azoto veramente minimi. Secondo uno studio fatto dal tecnopolo dell'Eap, se in Emilia Romagna tutti gli impianti di biogas venissero convertiti a biometano otterremmo 340milioni di Nm3 che potrebbero rifornire tutta la flotta di auto pubbliche e private oggi alimentate a metano. Per questo l'investimento di Caviro va osservato in una prospettiva ad ampio raggio, per andare a declinare sul tema della sostenibilità tutte le strategie che investono il nostro tessuto produttivo».

 

Piero Gattoni, presidente CIB - Consorzio Italiano Biogas

«L'immissione in rete del primo metro cubo di gas rinnovabile di origine agro-industriale è un momento storico per tutta l'agricoltura italiana. Caviro è un esempio virtuoso di coesistenza tra agricoltura e produzione di gas rinnovabile che mi auguro potrà essere presto seguito da altri. Gli investimenti delle aziende italiane del settore in attività di ricerca e sviluppo e il supporto attivo del CIB, che da sempre favorisce le sinergie e il trasferimento tecnologico tra il mondo dell'industria e quello dell'agricoltura, sta dando i risultati auspicati. Il biometano è un biocarburante avanzato che può giocare un ruolo primario nella transizione energetica e non solo. L'esempio di Caviro dimostra come la cooperazione e il modello di azienda circolare possano essere un prototipo vincente per rafforzare la competitività del settore agroindustriale e per contribuire alla decarbonizzazione del settore energetico favorendo, al contempo, la tutela ambientale».