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IL CONTRIBUTO DEI 'PROBI PIONIERI' DEL CREDITO COOPERATIVO

Le casse rurali, diventate da un trentennio banche di credito cooperativo, danno un contributo rilevante allo sviluppo socio-economico regionale e del Paese fin dal secolo scorso.

IL CONTRIBUTO DEI

Le casse rurali, diventate da un trentennio banche di credito cooperativo, danno un contributo rilevante allo sviluppo socio-economico regionale e del Paese fin dal secolo scorso, in particolare dal secondo dopoguerra ai nostri giorni. Lo testimonia la recente pubblicazione – “Probi Pionieri dell'Emilia-Romagna. Una storia di cinquant'anni. 1968-2018” –, edita in occasione del 50° di fondazione di Confcooperative in regione. Il suo autore, il giornalista e scrittore Elio Pezzi, racconta la storia delle imprese cooperative “di ispirazione cristiana” e della loro organizzazione attraverso le testimonianze di 46 cooperatori, una decina dei quali sono stati o sono tuttora soci e dirigenti di casse rurali-bcc.

Nelle 344 pagine del libro, arricchito da 268 immagini, 54 note a piè pagina ed un'ampia bibliografia, si incontrano alcuni protagonisti della cooperazione di credito regionale, dai quali Pezzi fa emergere il bisogno e il desiderio di trasformare una concezione ideale della vita in un'esperienza concreta, qual è appunto la nascita e lo sviluppo di una cooperativa, di una cassa rurale. In provincia di Ravenna, dove nel dopoguerra erano attive “diciotto casse rurali”, Secondo Ricci, presidente della BCC ravennate, forlivese e imolese, ricorda che il suo “impegno sociale nella trasmissione degli ideali della cooperazione è venuto da Giovanni Dalle Fabbriche”, già presidente della Cassa rurale di Faenza, primo presidente della Federazione regionale, nonché di Federcasse e Iccrea. Di Dalle Fabbriche, più volte citato, il libro contiene uno specifico profilo. Anche per Raffaele Gordini, già presidente dell'Unione provinciale di Ravenna e prima ancora vicepresidente della BCC ravennate e imolese, fondamentale è stato l'esempio dei “maestri”, perché “quando si assumevano impegni nella cooperazione, questi impegni dovevano essere onorati con partecipazione e responsabilità”. Aldo Preda ricorda “l'azione fatta, insieme a Dalle Fabbriche, per arrivare alla fusione delle piccole casse rurali”, anche perché, aggiunge Ricci: “In quegli anni si capisce che quelle piccole realtà, nate per dare risposte a parrocchie e piccole comunità, non erano più sufficienti per darle ancora”, per cui era necessario unirle tra loro. “La fusione – spiega Francesco Melandri – ottenne un notevole consenso dei soci, dei clienti, delle istituzioni bancarie”.

Un altro protagonista di Confcooperative e del credito cooperativo è stato Antonio Prati, già presidente dell'Unione di Forlì, della Cra di Cesena e della Federazione regionale, nonché vicepresidente nazionale di Federcasse, che ha dato un contributo importante, affinché “i produttori diventassero protagonisti della loro attività fino in fondo”. Con il sostegno delle casse rurali “la cooperazione si è così diffusa, anche in altri settori, pur con alterne fortune”. L'impegno in una cassa rurale, quella “di Gatteo, la più antica del territorio”, di cui è stato socio, consigliere e vicepresidente, è stato importante anche per Francesco Antonelli, poi presidente di Fruttadoro e Orogel, perché, afferma lui stesso, “partecipai ad un'assemblea di Confcooperative a Roma, come rappresentante della Cassa di Gatteo” e “sono entrato di punto in bianco a contatto con la cooperazione”. Armando Foschi, primo presidente di Confcooperative Rimini, racconta che nel suo comune, “Coriano, c'erano due casse rurali costituite nelle canoniche ad opera di sacerdoti”, mentre Mario Gentilini, primo segretario dell'Unione, aggiunge che se “tutte le casse rurali sono state fatte da sacerdoti”, erano “amministrazioni assolutamente piccole”. Il loro percorso di aggregazione non fu facile allora, come oggi nell'ambito del loro processo di riforma: ad esempio – ricorda Foschi –, per “trasportare la piccola agenzia di Verzano” a Rimini per far nascere “la Cassa Rurale ed Artigiana Valmarecchia, oggi Banca Bcc Rimini Valmarecchia”. Per i vari processi di unificazione tra casse rurali, rammenta Gentilini, importanti sono stati cooperatori di credito quali Umberto Mazzotti, presidente della Cra di S. Vito e S. Giustina, e Mario Fabbri, presidente di quella di Ospedaletto, che contribuirono alla nascita della Bcc Malatestiana.

Pezzi evidenzia altresì il contributo “delle oltre duecento banche di credito cooperativo” italiane e della Federazione regionale per la formazione del Pil, quest'ultima anche per la realizzazione del Palazzo Unicoper, prima sede di Unione e Federazione. Oltreché in Confcooperative e in libreria, il libro (Homeless Book Edizioni) si può richiedere a euroservizibologna@gmail.com o tramite Fastbook.