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CAVIRO, LA VITICOLTURA IN ROMAGNA CON IL CUORE E LA TESTA

La filiera del vino si è riunita per tracciare un quadro del comparto

CAVIRO, LA VITICOLTURA IN ROMAGNA CON IL CUORE E LA TESTA

Il Gruppo Caviro ha incontrato i produttori vinicoli per condividere sfide, traguardi e progetti. Nell'evento “La viticoltura in Romagna con il cuore e con la testa” organizzato il 5 settembre al Teatro Goldoni di Bagnacavallo sono stati tanti i temi approfonditi, grazie anche al contributo delle cantine socie romagnole di Agrintesa, Forlì e Predappio, Faenza e del Consorzio Vini di Romagna.

Alle porte della vendemmia e in un momento storico fortemente caratterizzato da un cambio di stile del consumo di vino, l'incontro ha affrontato e aperto il dibattito sullo scenario del vigneto Romagna e sui principali progetti, ribadendo la grande responsabilità della realtà Cooperativa rispetto ai propri soci.

Caviro, Cooperativa Agricola di secondo livello che rappresenta la più grande filiera vitivinicola italiana con 32 cantine in 8 regioni, non è solo Romagna, ma sicuramente quest'area si contraddistingue come una delle zone più rilevanti, oltre che quella dove Caviro ha sede: 7 sono i soci romagnoli che hanno fondato il Gruppo, contribuiscono con i volumi più importanti ed esprimono la governance.

La discussione è stata stimolata dalle evidenze relative ai trend di consumo riportate da Sergio Dagnino, Direttore Generale Gruppo Caviro, che hanno mostrato come il calo dei consumi in Italia risulti un fattore costante e assodato, da considerare oramai una premessa a qualsiasi progetto e scenario. Un dato su tutti: la riduzione dei litri di vino pro capite in Italia da 54 a 35 litri nel periodo che va dal 2000 al 2015.

Quando si parla di Romagna, un altro importante fattore limitante nella crescita è costituito dalla piattaforma varietale con predominanza di Trebbiano in pianura e Sangiovese in collina. La presenza di questi due vitigni e la scarsa penetrazione delle denominazioni rappresentano dei vincoli all'evoluzione di quest'area verso i gusti del consumatore mondiale, che oggi preferisce vini bianchi con contenuto alcolico non elevato e con una buona intensità aromatica, spesso frizzanti o spumanti.

A Caviro, che quest'anno ha celebrato i 50 anni dalla sua fondazione, spetta un ruolo fondamentale per poter fare sistema e affrontare la scarsa redditività della viticoltura di collina grazie anche agli investimenti in organizzazione aziendale, tecnologia, progettualità di filiera e sviluppo dei marchi come Tavernello, vino italiano più venduto al mondo e unica referenza di vino tra le prime 50 vendute GDO.

I fattori di successo per i soci Caviro sono stati delineati dai Direttori delle Cantine intervenuti  all'incontro – Cristian Moretti, Dir. Generale Agrintesa, Roberto Monti, Dir. Cantina Sociale Forlì e Predappio, Fabio Castellari, Dir. Cantina Sociale Faenza – che hanno sottolineato, come comuni denominatori di crescita e sviluppo, l'avanguardia qualitativa per una buona liquidazione dei soci, l'innovazione e la capacità di differenziare.

Fra i principali tratti vincenti sono stati individuati: la concentrazione e specializzazione dei centri di vinificazione, la capacità di realizzare velocemente progetti di produzione per vini con caratteristiche diverse e una buona integrazione di pianura e collina.

Ancora, l'importanza di ragionare in una logica di mercato, fatta anche di liquidazioni differenziate su molteplici variabili come lo stabilimento, l'area di produzione, le giornate di conferimento e sull'effettiva qualità. E infine, un rimando anche alla base sociale, caratterizzata da coesione e recettività, oltre che aperta ad un ricambio generazionale per garantire uno sguardo sul futuro.

Il Consorzio Vini di Romagna, con l'intervento del Presidente Giordano Zinzani, ha ribadito come si stia facendo molto per adeguare il disciplinare di produzione alle esigenze di mercato; in questo ultimo anno sono stati rivisti tutti i disciplinari di tutti i vini Doc e IGT, in vigore dalla vendemmia 2016, e l'introduzione alla possibilità di nominare il vitigno Pinot Grigio anche nel territorio Romagna ha rappresentato sicuramente un potenziale elemento di crescita, redditività e riconoscibilità all'estero.

I passi fatti in avanti sono stati tanti, ma c'è ancora una lunga strada da percorrere, ha sottolineato Carlo Dalmonte, Presidente del Gruppo Caviro: la crescita di tutto il comparto può passare solo dalla concertazione continua tra tutti gli attori della filiera, recettivi di fronte ai cambiamenti e agli input del mercato, sotto la guida di realtà capaci di ascoltare e interpretare i bisogni dei nuovi consumatori.