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PASSA DA REGGIO EMILIA LA FORMAZIONE EUROPEA PER IL SOSTEGNO E IL REINSERIMENTO DEI DETENUTI

La cooperativa sociale L'Ovile, infatti, è capofila del progetto (redatto da Elena Frascaroli, che coordina i rapporti con i partner) sostenuto dall'Unione Europea per la formazione degli educatori che, in cinque paesi del vecchio continente, lavorano fianco a fianco di detenuti e di condannati che scontano la pena fuori dalle mura del carcere 

PASSA DA REGGIO EMILIA LA FORMAZIONE EUROPEA PER IL SOSTEGNO E IL REINSERIMENTO DEI DETENUTI

Reggio Emilia fa scuola nel campo nei progetti di sostegno e di reintegrazione sociale e lavorativa dei detenuti e di quanti sono sottoposti a misure alternative alla detenzione. La cooperativa sociale reggiana L'Ovile, infatti, è capofila del progetto (redatto da Elena Frascaroli, che coordina i rapporti con i partner) sostenuto dall'Unione Europea per la formazione degli educatori che, in cinque paesi del vecchio continente, lavorano fianco a fianco di detenuti e di condannati che scontano la pena fuori dalle mura del carcere e che fino al 31 marzo saranno a Reggio Emilia per la tappa italiana del progetto comunitario.
"In collaborazione con  l'Istituto Penitenziario di Reggio Emilia, l'Uepe (Ufficio per l'Esecuzione Penale Esterna), il Comune capoluogo e l'Università di Modena e Reggio Emilia - spiega la responsabile dell'iniziativa per L'Ovile, Francesca Cavedoni - realizzeremo non soltanto una serie di sedute di formazione e approfondimento, ma anche incontri, visite e valutazioni di importanti progetti che connotano il nostro territorio e un sistema di affiancamento che ha già generato importanti risultati in termini di integrazione sociale e lavorativa a beneficio di carcerati ed ex carcerati, cui si sono aggiunti altrettanto importanti esiti sul versante della sicurezza, con una drastica riduzione della reiterazione del reato".
"L'obiettivo delle istituzioni europee, che ovviamente coincide con quello degli educatori spagnoli, portoghesi, greci, rumeni e italiani coinvolti nel progetto - prosegue Francesca Cavedoni - si sviluppa proprio su questo doppio binario: affiancare nel cammino di reinserimento coloro che, scontata la pena, in moltissimi casi non hanno nè beni nè relazioni nè conoscenze sufficienti a muoversi in ambiti che possono essere profondamente cambiati nel frattempo e, contemporaneamente, evitare i rischi di una ricaduta nel reato, troppe volte scelta come unica alternativa ad una via della legalità che, nell'abbandono, viene considerata impraticabile".
"In due anni - spiega al proposito Francesca Cavedoni - abbiamo seguito 30 persone in regime di esecuzione esterna della pena e avviato progetti di lavoro all'interno del carcere, tra i quali quello di un laboratorio di falegnameria - in collaborazione con il salumificio F.lli Veroni - e di coltivazioni orticole; i risultati sono più che soddisfacenti e, insieme al valore umano e sociale, abbiamo potuto dimostrare che questi percorsi costano meno della metà rispetto alla detenzione".
"Il problema - aggiunge Francesca Cavedoni - è formare bene gli educatori e, soprattutto, puntare ad aumentare la rete di comunità di reinserimento per gli ex detenuti, per i quali troppo spesso sembra non esistere un "dopo" rispetto al carcere".
Fino al 31 marzo, dunque, Reggio Emilia sarà al centro dell'iniziativa europea, che insieme a un fitto calendario di incontri di formazione prevede anche una serie di visite al carcere di via Settembrini, al Museo della Psichiatria e, il 29 marzo, un incontro in Sala del Tricolore.