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L'IMPRESA SOCIALE, FINALITA' CIVICHE PER MOLTI SETTORI DELL'ECONOMIA

Reggio emilia: 100 persone in Confcooperative e quattro provincie in streaming per approfondire le opportunità della nuova legge. Ampliamento delle attività e fisco agevolato

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100 persone nella sala convegni di Confcooperative, in Largo Gerra, e quattro province di altre zone d'Italia collegate in streaming: è così che per un giorno Reggio Emilia è divenuta la "capitale" dell'impresa sociale italiana, con centinaia di persone a seguire gli approfondimenti - tra i primi in assoluto in Italia - sulla nuova legge riguardante proprio l'impresa sociale.

Un soggetto non nuovo  (la definizione di impresa sociale risale al 2006), ma che con la riforma delle scorse settimane ha visto il deciso ampliamento dei settori di attività e l'introduzione di norme fiscali agevolate per imprese ed enti di qualunque natura giuridica (spa, srl, cooperative, associazioni)  la cui attività sia riconducibile ad interessi generali e a finalità civiche, fermo restando il fatto che non debbono avere fini di lucro.

La nuova norma è frutto, tra l'altro, di un'evoluzione dell'economia italiana che, anche nel corso della crisi di questi anni, ha visto soffrire meno di altre proprio le imprese più radicate nel territorio e più legate a comparti ad elevato impatto sociale, primo fra tutti quello dei servizi legati alla persona.

La riforma ha ora determinato - come è emerso dal Convegno di Confcooperative - un ampliamento delle attività che va ben oltre le prestazioni socio-sanitarie in cui sino ad oggi si sono in massima parte mosse le imprese sociali. Nuovi spazi si aprono così nell'ambito della valorizzazione del patrimonio culturale, nella gestione di attività turistiche di interesse sociale, nella ricerca scientifica, nella salvaguardia dell'ambiente e nel campo delle energie rinnovabili, nella riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata, nell'agricoltura sociale, nell'housing sociale, e altro ancora. Potranno essere considerate imprese sociali, inoltre, le imprese che, indipendentemente dal settore di attività, le imprese che occupano almeno il 30% di lavoratori svantaggiati.

Un'occasione di crescita - come è stato detto in Confcooperative, che da anni ha attivato il servizio "Knowprofit" dedicato proprio alle imprese sociali - da valorizzare e sulla quale vigilare, affinchè la riforma, i benefici fiscali e l'allargamento delle attività vadano realmente a premiare chi sceglierà la via di un'economia più solidale in cui sia rispettato e chiaro l'interesse comunitario perseguito.

Al confronto sono intervenuti, tra gli altri, il presidente nazionale di Federsolidarietà/Confcooperative, Giuseppe Guerini, l'avv. Pietro Moro (consulente legale di Italia Consulting Network) e Andrea Smiraglio, responsabile dell'area fiscale Terzo settore di Unioncoop Reggio Emilia.