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BOSCO, RISORSA PRIMARIA DENTRO FILIERE ECONOMICHE

Questo il messaggio di fondo uscito da un convegno promosso dal Consorzio Alto Appennino Reggiano e da Confcooperative, con il contributo di Emilbanca

BOSCO, RISORSA PRIMARIA DENTRO FILIERE ECONOMICHE

Il patrimonio rappresentato dal bosco è una delle risorse primarie per lo sviluppo dell'Appennino, tanto più oggi, nel momento in cui la polverizzazione delle proprietà private (con singoli appezzamenti di superficie risibile, attestata attorno ai 2.000 metri quadrati) ha trovato nuova aggregazione grazie alle realtà consortili che sono confluite nel Consorzio Alto Appennino Reggiano, rendendo possibili vere e proprie strategie collettive per dare corpo a quelle economie del bosco che possono generare nuove possibilità di vita e di lavoro in montagna.

E' questo il messaggio di fondo uscito dal convegno promosso dal Consorzio Alto Appennino Reggiano e da Confcooperative, con il contributo di Emilbanca, proprio sulle possibilità legate ad una filiera economica che parta dal patrimonio boschivo e, con uno sguardo attento alla sostenibilità e alla compatibilità ambientale, possa sfociare in nuove attività che riguardano le tante possibilità di utilizzo del legno (come materiale per edilizia, costruzioni, contenimento delle frane, arredamento e come fonte d'energia) e del sottobosco.

A confrontarsi, amministratori locali, esperti in agroenergie, governo del bosco, imprese e cittadini, accomunati in quello che – come hanno sottolineato il presidente di Confcooperative, Matteo Caramaschi, e il presidente del Consorzio Alto Appennino Reggiano, Dario Torri – ha inteso essere primariamente un momento di ascolto di competenze ed esperienze (singolare ed emblematica quella del presidente della cooperativa Valli Unite del Canavese, Gianno Tarello) in grado di sostenere nuove consapevolezze, ma anche nuove decisioni pubbliche sull'utilizzo del patrimonio boschivo.

Un bosco che, peraltro, continua ad espandersi (in Italia il ritmo di crescita è di 700.000 ettari all'anno), dopo che alle generazioni di chi ha ridotto le foreste per ricavarne terre coltivabili ne sono seguite altre che, per il progressivo abbandono delle terre, ma anche per l'avvento della meccanizzazione, hanno restituito terre divenute oggetto di crescita non solo improduttiva, ma molto spesso disordinata del bosco.

La potenzialità produttiva – riferita solo al legname – è pari a 1,1 milioni di quintali all'anno, e se si considera che meno della metà è oggi utilizzata appare evidente quali spazi vi siano per conciliare la tutela, la manutenzione e l'utilizzo del bosco.
Molte le indicazioni venute dai relatori. Walter Francescato, direttore tecnico di AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) ha parlato soprattutto dell'uso del cippato di legno per la realizzazione di piccole centrali termiche che consentano anche di abbattere drasticamente l'inquinamento derivante dal normale uso domestico; Willy Reggioni (Responsabile del Servizio gestione risorse naturali e agro-zootecniche del Parco Nazionale Appennino tosco-emiliano)ha parlato dello sviluppo delle foreste e della profonda relazione tra patrimonio boschivo e lavoro dell'uomo, relazione che ha ispirato la nascita del nuovo centro “Uomini e foreste d'Appennino; ) Roberto Barbantini (Unione Comuni Appennino Reggiano) ha approfondito, dal canto suo, le nuove norme e i requisiti per il lavoro forestale. 

Di patrimonio boschivo, e soprattutto di un suo corretto uso, hanno inoltre parlato Enrico Bini (Presidente dell'Unione dei Comuni dell'Appennino reggiano), Fausto Giovanelli (Presidente del Parco Nazionale Appennino tosco-emiliano) e Giancarlo Cargioli, Presidente del GAL Antico Frignano e Appennino reggiano.