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BOLOGNA, LE EDUCATRICI DELLA COOP SOLCO PROSSIMO NEL NIDO PER PICCOLI PAZIENTI DEL SANT'ORSOLA

In funzione per cinque ore al giorno, dal lunedì al venerdì, per tutto l'anno, esclusi i festivi.

BOLOGNA, LE EDUCATRICI DELLA COOP SOLCO PROSSIMO NEL NIDO PER PICCOLI PAZIENTI  DEL SANT

Un aiuto ai bambini per crescere e superare il dolore e la malattia. E una mano tesa ai genitori, per sostenerli nel momento più difficile della loro vita. È stato inaugurato al Policlinico Sant'Orsola di Bologna l'asilo nido per i piccoli pazienti da zero a tre anni ricoverati nel reparto di oncoematologia pediatrica, finanziato da Intesa Sanpaolo. Nella stanza dei giochi al quinto piano del padiglione 13, è stato ricavato uno spazio allestito con libri, tappetini e un tavolino, dove poter giocare, dipingere e leggere seguiti da educatrici professioniste (al massimo una per cinque bambini) della cooperativa Solco Prossimo. Proprio come succede negli asili più 'classici', insomma. Il nido è in funzione per cinque ore al giorno, dal lunedì al venerdì, per tutto l'anno, esclusi i festivi.
Le attività, tarate volta per volta sulle condizioni dei bambini e sulle indicazioni dei medici, si svolgono sia nelle stanze di degenza dei piccoli pazienti sia nello spazio nido allestito in reparto. E il servizio sarà fruibile anche per i bambini che devono essere trasferiti in via provvisoria in altro reparto per esigenze terapeutiche. Il nido al Sant'Orsola ha aperto il 24 settembre scorso e al momento conta due bambini (l'iscrizione è gratuita). Il progetto è valido fino al dicembre 2019, ma con ogni probabilità verrà rinnovato anche in seguito. Intesa Sanpaolo ha avviato l'iniziativa nel 2016 e finora sono stati aperti asili nido negli ospedali di Torino, Napoli, Monza e Padova. Ad oggi sono in tutto 180 i bambini iscritti, il 100% dei pazienti ricoverati nei rispettivi reparti di oncoematologia pediatrica dei quattro ospedali coinvolti.
"Questo progetto ha un impatto sociale incredibile", afferma Elena Jacobs, responsabile valorizzazione sociale di Intesa Sanpaolo.

La fascia d'età da zero a tre anni è molto delicata, perché è il periodo in cui il bambino sviluppa abilità e competenze in tutti campi: motorio, cognitivo, emotivo e relazionale. La malattia, le cure pesanti e il lungo periodo trascorso in ospedale possono portare il bambino a isolarsi e ad avere uno sviluppo più lento dei suoi coetanei. Grazie a questo progetto, invece, i bambini "mostrano un notevole recupero dal punto di vista psicologico" e anche le famiglie riescono ad avere un supporto. In particolare, spiega Michela Burattini della coop Solco Prossimo, "è fondamentale la relazione con la famiglia, solo con la fiducia dei genitori si può cambiare l'approccio dei bambini all'ospedale". Per Antonella Messori, direttore generale del Sant'Orsola, "un altro progetto prezioso per offrire una migliore cura e presa in carico dei nostri bambini e per garantire loro una migliore qualità della vita". O, come dice la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, si tratta di "un altro passo avanti per la qualità del nostro welfare". Per Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo è invece "un modo concreto per la banca di restituire quanto prendiamo dal territorio". Plaude Giuliano Barigazzi, assessore comunale alla Sanità. "Il futuro è il welfare di comunità – sostiene - al quale prendono parte anche le imprese, le banche, le fondazioni e le cooperative del territorio, non solo il pubblico. Mi auguro che altri seguano questo esempio, abbiamo tanti progetti che aspettano di essere co-prodotti". Contenti anche i medici. "Per guarire si passa attraverso il travaglio delle cure, spesso lunghe- ricorda Andrea Pession, direttore della Pediatria del Sant'Orsola - quindi la qualità di vita durante il ricovero è fondamentale, per tutte le età".

 

(Fonte Dire)