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WELFARE: FAMIGLIE, BAMBINI, ANZIANI SOLI, DALLA REGIONE OLTRE 36 MILIONI DI EURO PER I SERVIZI SOCIALI E SOCIO SANITARI

Approvato dalla Giunta il piano annuale del Fondo sociale regionale. Le risorse servono a sostenere persone in condizioni di estrema povertà, a tutelare i minori e le vittime di violenza, a contrastare il disagio sociale degli adolescenti. Azioni di sostegno anche per favorire il reinserimento sociale degli ex detenuti e l'integrazione degli immigrati 

WELFARE: FAMIGLIE, BAMBINI, ANZIANI SOLI, DALLA REGIONE OLTRE 36 MILIONI DI EURO PER I SERVIZI SOCIALI E SOCIO SANITARI

Famiglie numerose in difficoltà, adolescenti che vivono situazioni di disagio, anziani soli, persone in condizioni di povertà estrema; ma anche vittime di maltrattamento e abbandono, detenuti, cittadini stranieri. Guarda ai più fragili il Fondo sociale regionale, di cui la Giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato il piano per il 2017 e la ripartizione delle risorse. Mettendo in campo oltre 36 milioni di euro per garantire il sostegno ai servizi sociali e socio-sanitari su tutto il territorio, di cui 21,4 milioni di fondi regionali e 15,1 di fondi statali.

Come ribadito ripetutamente da numerosi attori, ogni volta che il Fondo Sociale Regionale viene approvato ci si trova di fronte all'evidenza della limitatezza delle risorse messe a disposizione delle Politiche Sociali regionali. Parliamo, infatti, del 2,5% del bilancio della regione Emilia Romagna. Ma è pur vero che rappresenta comunque uno sforzo rilevante per le esangui casse regionali. Infatti questo 2,5% è calcolato in rapporto ad un bilancio che contiene oltre il 70% delle risorse trasferite dallo Stato centrale, cioè provenienti da Roma. Inoltre, sappiamo anche che la gran parte dei fondi messi a disposizione del Welfare sociale arrivano dalle casse degli Enti Locali, anche in questo caso in parte trasferite dallo Stato, così come la parte preponderante delle decisioni sono, giustamente, di loro competenza.

Ma allora, se la Regione non è nelle condizioni di incrementare maggiormente la spesa sociale e, quindi, neanche di influenzare più di tanto le scelte locali, perché non pensare a fare progredire e migliorare il Welfare sociale, piuttosto che aggiungere poco alla spesa totale. E a nostro avviso il modo per fare progredire un sistema che già rappresenta un modello è sostenere la sperimentazione e la ricerca di nuove soluzioni assistenziali, organizzative e professionali nei servizi di Welfare locale assistenziale. A tale proposito, Confcooperative suggerisce di impiegare una parte cospicua di questa cifra per innovare, attraverso la ricerca e progetti sperimentali, i servizi che proprio per la loro lunga e proficua storia si trovano oggi nelle nostra regione a rischio di irrigidimento e ritardo rispetto ai nuovi bisogni o all'evoluzione delle esigenze più conosciute.

Peraltro in Emilia Romagna esiste un ampio sistema di accreditamento che, nella sua straordinaria opera di copertura del fabbisogno socio-sanitario territoriale, con la sua staticità influenza il sistema e rischia di bloccarne il cambiamento. Un programma di sperimentazione e innovazione, ma anche di ricerca di nuove soluzioni, sia sul fronte dei servizi e della loro organizzazione che delle figure professionali, sostenuto da queste risorse, sarebbe a nostro avviso un prezioso campo di lavoro a beneficio di tutti e un'opportunità per operare i cambiamenti che si rivelassero necessari, ma in maniera morbida e condivisa e magari anche in parte indotti dalle sperimentazioni stesse. Per non cadere nell'urgenza e nella fretta che può generare un troppo lungo periodo di stasi, incalzato poi, dai mutamenti sociali avvenuti nel frattempo.

Abbiamo di fronte a noi un esempio chiaro di tutto ciò e avvenuto nei decenni scorsi con il moltiplicarsi delle assistenti famigliari nel territorio regionale e in tutto il Paese. Un evento legato al cambiamento dei bisogni delle famiglie, ma che a sua volta ha modificato la fisionomia della rete dei servizi e le abitudini delle persone. Allo stesso modo si può accennare ai mutamenti registrati nel campo del consumo di stupefacenti, obbligando gli enti ausiliari (comunità terapeutiche) a cambiamenti che non sono stati gestiti strategicamente e politicamente, ma hanno spesso rincorso gli eventi. E così esemplificando, si potrebbe continuare ancora. Ma ci fermiamo sottolineando che una Regione come l'Emilia Romagna, protagonista in Italia e tra le prime in Europa per qualità e adeguatezza dei servizi alla persona, necessita con urgenza di un programma di sperimentazione e innovazione anche nel “sociale” come quello già disponibile nella sanità e pure nella produzione industriale, con i poli regionali.

Buona parte delle risorse regionali (18,2 milioni) sono destinate ai Comuni e alle Unioni di Comuni per gestire, attraverso il Fondo sociale locale, azioni e interventi di assistenza ai soggetti più fragili e vulnerabili. La rimanente parte (3,2 milioni) è invece destinata ai soggetti pubblici (associazioni ed enti) che realizzano progetti da tempo consolidati nell'ambito di quattro specifiche aree: lotta contro la tratta di esseri umani, sostegno alle famiglie, trasporto di anziani e disabili, miglioramento delle condizioni di vita in carcere e reinserimento sociale degli ex detenuti.

In particolare, i fondi destinati a Comuni e Unioni sono così ripartiti: provincia di Piacenza 1 milione 190 mila euro; provincia di Parma 1 milione 851 mila; provincia di Reggio Emilia 2 milioni 197 mila; provincia di Modena 2 milioni 926 mila; provincia di Bologna 4 milioni 164 mila; provincia di Ferrara 1 milione 420 mila; provincia di Ravenna 1 milione 572 mila; provincia di Forlì-Cesena 1 milione 618 mila; provincia di Rimini 1 milione 336 mila. Fondi a cui si sommano quelli statali, già programmati nel 2016 e ora disponibili per Comuni e Unioni.


I progetti in campo

Le risorse destinate a Comuni ed Unioni finanzieranno progetti di contrasto alla povertà estrema e all'impoverimento generato dalla crisi economica, che si rivolgono principalmente a persone senza fissa dimora, anziani soli e famiglie numerose a bassissimo reddito. Soggetti, quindi, che necessitano di risposte ad esigenze primarie, quali l'accoglienza notturna e diurna, la fornitura di pasti, beni di prima necessità e dei servizi di igiene personale.

Altre azioni riguardano poi il benessere e la tutela dei bambini e degli adolescenti, con interventi specifici di sostegno alle famiglie con problemi socio-sanitari complessi di incuria, maltrattamento, abbandono e violenza.

Nella programmazione sono comprese, inoltre, le iniziative per gli adolescenti finalizzate a combattere il fenomeno della dispersione scolastica, il bullismo e il cyberbullismo, le dipendenze patologiche da abuso di alcol, stupefacenti e gioco d'azzardo.

Con i fondi ad essi destinati, i Comuni e le loro Unioni potranno infine realizzare interventi di integrazione sociale dei cittadini di origine straniera, in particolare donne sole, minori non accompagnati, vittime di tratta. Tra i più richiesti, i corsi di lingua italiana, la mediazione interculturale, l'orientamento ai servizi del territorio e la conoscenza della normativa regionale e nazionale.

Le altre risorse del Fondo sociale sono invece destinate a finanziare progetti da tempo consolidati realizzati a livello regionale da enti pubblici e associazioni. In particolare il Progetto Oltre la Strada, che da anni offre assistenza e integrazione sociale alle vittime di tratta, sfruttamento e riduzione in schiavitù. I programmi di miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e del loro reinserimento sociale e lavorativo realizzati nei comuni sede di carcere (Bologna, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini). In primo piano anche l'impegno per rafforzare la rete dei Centri per le famiglie, che sostengono e promuovono il benessere dei nuclei familiari, specialmente quelli con la presenza di minori. Altre iniziative sono finalizzate a facilitare il trasporto pubblico da parte di anziani, disabili e famiglie a basso reddito con più di quattro figli e a realizzare attività di comunicazione, studio, ricerca e formazione su temi rilevanti di carattere sociale, socio-educativo e socio-sanitario.