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WELFARE. CAREGIVER, L'EMILIA ROMAGNA APRIPISTA DELLA LEGGE NAZIONALE

La vicepresidente Gualmini a Roma per presentate il modello della Regione: "Orgogliosi che il Parlamento si stia muovendo traendo esempio da noi".

WELFARE. CAREGIVER, L

Il “modello caregiver” dell'Emilia-Romagna arriva a Roma, dove prosegue l'iter d'approvazione della proposta di legge nazionale che prevede il riconoscimento di questa figura «come risorsa volontaria dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari territoriali». Ad illustrare la normativa regionale a Roma c'era la vicepresidente della Regione con delega al welfare, Elisabetta Gualmini, invitata alla conferenza stampa di presentazione dello stato di avanzamento del disegno di legge nazionale.

Un progetto che, se dovesse essere approvato, consentirebbe ai caregiver, cioè a chi assiste familiari o amici disabili e non autosufficienti, di contare su una serie di diritti e ottenere importanti riconoscimenti; ad esempio, la facoltà di richiedere permessi per assentarsi dal lavoro e stare più vicino all'assistito, il riconoscimento dei contributi figurativi, l'assicurazione equiparata alle malattie professionali.

Federsolidarietà e Confcooperative dell'Emilia Romagna salutano questa iniziativa con grande interesse, giudicandola, come già fatto per la legge regionale, un atto di civiltà e di progresso sociale fondamentale. Come in passato sull'intero percorso di definizione della proposta delle linee guida, non mancheranno di offrire il proprio contributo ad un disegno che è anche funzionale al necessario e urgente ridisegno dell'intero sistema delle cure a domicilio. Ci aspetta, infatti, una stagione che, dopo avere preso atto dell'insostenibilità economica e della sostanziale inefficacia quantitativa dell'assistenza domiciliare socio-assistenziale pubblica, diretta o indiretta, riveda profondamente il servizio, comprendendo e organizzando in un'unica visione e in un unico strumento organizzativo tutte le forze in campo, professionali e volontarie, parentali e non, e integrando sempre più la parte sociale con quella sanitaria. Si tratta di estendere quanto più possibile la copertura assistenziale domiciliare, mentre oggi è in arretramento, rispondendo ai veri bisogni delle persone e non solo per adempiere ad una serie di funzioni pur necessarie. E si tratta anche di recuperare energie e risorse da una più attenta organizzazione delle diverse persone che si occupano della stessa persona, in modo che non vi siano sovrapposizioni e dissipazioni imputabili solamente al fatto che si ignorano, più o meno volutamente, le potenzialità espresse dalle persone coinvolte nell'assistenza, magari solamente perché non tutte professionalmente formate e/o inquadrate contrattualmente. Anche da questo punto di vista, Federsolidarietà e Confcooperative ER sono convinte che questa iniziativa, insieme ad un ripensamento profondo dell'assistenza domiciliare con gli indirizzi descritti, faciliteranno il percorso di regolarizzazione delle figure più esposte e fragili presenti in questo ambito. Sicuramente è uno degli auspici su cui la cooperazione sostiene queste convinzioni.

E' stata proprio l'Emilia-Romagna, sull'esempio di altri Paesi europei, la prima regione in Italia ad avere adottato una legge che riconosce il ruolo del familiare, del convivente, della persona amica che si prende cura di una persona cara impossibilitata a farlo autonomamente. Una scelta seguita poi da altre regioni, come Abruzzo, Campania, Lazio, Marche Piemonte e Sardegna, che si stanno attivando per adottare provvedimenti simili.

“Grazie al contributo di tante associazioni, l'Emilia Romagna sta facendo importanti passi in avanti nella tutela della figura del caregiver e siamo orgogliosi che il Parlamento si stia muovendo traendo esempio da noi - ha affermato la vicepresidente Gualmini. Siamo straordinariamente contenti soprattutto per le tante persone caricate di un compito di cura pesantissimo e di lunga durata, in prevalenza donne, che potranno vedere identificata e possibilmente riconosciuta la propria attività di assistenza e contare su una rete di sostegno per non essere lasciate sole”.

Le linee guida della legge regionale
Fornire ai caregiver familiari informazioni puntuali sui bisogni assistenziali e di cura, sui servizi di relativo supporto e sulla possibilità di usufruire di adeguati percorsi di formazione sono i principali obiettivi delle Linee guida attuative della legge regionale.

Si tratta di un documento elaborato da un gruppo di lavoro composto da rappresentanti della Regione, Terzo settore, parti sociali, Ausl, Comuni, che introduce provvedimenti significativi per coloro che svolgono questo ruolo: tra gli altri, la possibilità di avere sostegno psicologico ed economico (assegno di cura anziani e disabili e contributo aggiuntivo assistenti familiari), supporti anche temporanei per essere coadiuvati nell'assistenza, e il riconoscimento delle competenze acquisite al fine di favorire il rientro nel mercato del lavoro. 
Le Linee guida saranno presentate ufficialmente a Bologna il 19 maggio, “Giornata regionale dedicata alla figura del caregiver” nell'ambito della settima edizione di «Caregiver Day - Mi prendo cura di te», in programma dal 3 al 31 maggio. Un'iniziativa promossa e organizzata dalla cooperativa carpigiana “Anziani e non solo” con il contributo dell'Unione comuni Terre d'Argine e il patrocinio della Regione, di Ausl Modena e Carer-Associazione Caregiver dell'Emilia-Romagna.

Le legge regionale
La Legge regionale “Norme per il riconoscimento e il sostegno del caregiver famigliare (persona che presta volontariamente cura ed assistenza)” ha elevato la sensibilizzazione, la consapevolezza e la valorizzazione del ruolo dei caregiver familiari a un livello più generale, di comunità, amministratori, società civile e mondo produttivo.

Essa stabilisce che la Regione Emilia-Romagna «riconosce e valorizza la figura del caregiver familiare in quanto componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari». Il caregiver familiare viene poi definito come «la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura, nell'ambito del piano assistenziale individualizzato, di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessità di aiuto per un periodo prolungato nel tempo, non in grado di prendersi cura di sé». 
Con questa legge la Regione ha inteso rendere più omogenee le risposte nei diversi territori, valorizzare l'apporto di queste figure e sostenerle nella loro vita (non solo nell'attività di cura) anche attraverso un rapporto più strutturato con la rete dei servizi, l'associazionismo no-profit e il volontariato.

I numeri del caregiver in Emilia-Romagna
Secondo l'ultima indagine multiscopo condotta dall'Istat nel 2011 sarebbero circa 300mila in Emilia-Romagna le persone che, nel contesto familiare, prestano regolarmente attività di cura ad adulti anziani, malati, disabili.  La maggioranza dei caregiver familiari anche in regione è donna ed è compresa tra i 45 e i 64 anni; una buona parte è impegnata ad assistere più di una persona (nella combinazione bambini e anziani). In Emilia Romagna, il 12,5% delle donne (10,7% in Italia) e l'8% degli uomini (6,2% in Italia) di età compresa tra i 15 e i 64 anni si dichiarano caregiver di adulti disabili. I “giovani caregiver”, cioè quelli di età compresa tra i 15 ed i 24 anni, in regione si stima siano 13.250 (169.000 in Italia).