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NUOVI MODELLI DI BUSINESS NELL'OTTICA DELL'ECONOMIA CIRCOLARE

Il tema è stato al centro di un seminario promosso da Confcooperative ed Irecoop dell'Emilia Romagna

 

NUOVI MODELLI DI BUSINESS NELL

Si possono ripensare i cicli produttivi e anche i servizi di un'impresa in un'ottica di economia circolare. Questo il messaggio che hanno voluto trasmettere i relatori dell'incontro che si è tenuto a Cesena organizzato da Confcooperative ed Irecoop Emilia Romagna il 24 febbraio scorso. Un'economia circolare che per motivi, economici, sociali, etici ed ambientali ti spinge a ripensare i modelli di business sempre più rivolti a condividere servizi, a dare ai beni più funzioni che gli permettano di continuare ad essere utilizzati il più possibile.

Durante i lavori, aperti da Barbara Zanetti, Responsabile Ambiente di Confcooperative Emilia Romagna, sono stati presentati alcuni interessanti esempi come quello che dalla riorganizzazione di una cucina di un ristorante e dalla meticolosa raccolta dei residui della cucina consente di creare dei prodotti di bellezza o quello delle aziende che noleggiano i jeans, li cambiano o li riparano in caso di rotture ed il cliente li restituisce quando li vuole cambiare. Ci sono anche i mobili componibili che seguono la crescita di un figlio e si trasformano da piccoli banchi e sedie in scansie ed il cui legno può essere sempre restituito alla ditta che lo ha fornito anche dopo anni di utilizzo, detersivi recapitati a casa, privi di ingombranti ed inutili imballaggi etc. Molti esempi si basano sul contatto con il cliente; non si fornisce solo un bene, ma si creano relazioni. Si crea una comunità, una rete che condivide beni e servizi. Economia circolare dunque significa anche ripensare la propria vita in un'ottica di scambio di beni e servizi, di condivisione, di uso parsimonioso dei materiali e delle risorse.

E dal concetto di economia circolare si passa a quello di “simbiosi industriale” che in analogia  con gli ecosistemi naturali, oltre a ridurre la produzione di rifiuti nei processi, dovrebbe massimizzare l'impiego efficiente dei materiali di scarto e dei prodotti a fine vita, come input per altri processi produttivi.

“Esiste anche una certificazione volontaria – spiegano i relatori della cooperativa Kilowatt di Bologna – ‘Cradle to Cradle Certified' che attesta che il tuo processo soddisfa tutti i principi dell'economia circolare. Una certificazione molto complessa da ottenere proprio perché ripensare il proprio sistema produttivo in modo che sia al 1005 circolare è davvero complicato”. Principi di circolarità che devono far cambiare il modo di progettare gli oggetti e i servizi. “Il design dei prodotti è anch'esso una parte fondamentale dell'applicazione concreta dell'economia circolare – spiegano i soci della cooperativa Kilowatt – perché è dalla progettazione che è possibile creare qualcosa che abbia usi multipli e diventi il più tardi possibile un rifiuto”.