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L'INTERVISTA DI FRANCESCO MILZA, PRESIDENTE DI CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA, AL RESTO DEL CARLINO

Focus sui 50 anni dell'associazione e lotta alle false cooperative

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FRANCESCO MILZA, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, la ripresa sta entrando nel vivo? Quale lo stato di salute della cooperazione?

«Aspettando i dati consolidati dello scorso anno, abbiamo una certezza: il trend è positivo. Proseguono e si rafforzano i segnali già buoni del 2016 sia per quanto riguarda i fatturati che l'occupazione». 

 

Magari con qualche distinguo: l'edilizia è un settore che fa fatica a ripartire...

«Sì, ma nell'ultimo periodo del 2017 c'è stato un risveglio. Il problema è che questo segnale positivo non si trascina nel comparto creditizio, perché c'è diffidenza da parte del sistema bancario. La negatività nell'edilizia è quindi la leva finanziaria».

 

Ci vuole del tempo perché la situazione torni alla normalità?

«Ritengo di sì».

 

Anche nel settore cooperativo si va verso un modello di azienda più grande per competere nei mercati globali?

«Più che l'aspetto dimensionale in sé, conta quello organizzativo. Nell'agroalimentare, ad esempio, registriamo crescite significative non tanto nel mercato interno, ma all'estero: in quel caso il modello organizzativo diventa ancor più importante perché la commercializzazione passa attraverso canali molto strutturati e professionalità di un certo livello. Una piccola coop fa fatica a competere, ci vuole una rete in grado di ‘spendere' la capacità produttiva. Già da tempo abbiamo consorzi importanti che raggruppano cooperative, il modello è vincente. La sfida è renderlo ancora più efficace».

 

Confcooperative Emilia Romagna intanto compie cinquant'anni. Come vivrete questa ricorrenza?

«Con due momenti altrettanto importanti. Il percorso passa innanzitutto attraverso la nostra storia. È importante ricordare, lo faremo con un libro che tramite i ‘probi pionieri' ripercorre la storia degli anni della fondazione; sono poi allo studio un evento istituzionale e altre iniziative collegate con particolare attenzione a donne e innovazione sociale. Poi bisogna guardare al futuro: ci saranno diverse iniziative come un Social Hackaton, sulla scia di quello di Piacenza che ha ottenuto ampia partecipazione – oltre 60 persone e 5 cooperative – e risultati molto positivi. Ci sono stato, l'ho visto e mi è piaciuto moltissimo. In generale si parlerà della cooperazione del futuro, partendo dai giovani».

 

Rinnovamento, innovazione, formazione: sono da sempre le vostre parole chiave.

«Sulla formazione in particolare c'è un percorso molto avviato e a buon punto: la stiamo facendo sia al nostro interno per i gruppi dirigenti sia per le cooperative che dell'associazione, abbiamo bisogno di allinearci ai notevoli cambiamenti che stiamo vivendo. Ci stiamo rivolgendo anche alle scuole, perché vogliamo che la cooperazione, oltre che a un modo di fare impresa, venga percepita come un modello sociale così com'è. Abbiamo vissuto anni di individualismo, ora puntiamo sulla partecipazione».

 

Nel 2018 saranno rinnovate le cariche delle federazioni settoriali sia a livello regionale che nazionale. Quali gli intenti?

«Le federazioni settoriali cominceranno un percorso assembleare per rinnovare le cariche: non ci interessa assegnare incarichi, ma vogliamo porre al centro le dinamiche correlate all'impresa cooperativa. Vogliamo che sia un momento importante di confronto su ciò che serve alle nostre cooperative per crescere. Questo è l'obiettivo».

 

Il tema delle false cooperative: c'è un emendamento approvato in Legge di Stabilità per contrastare il fenomeno, ma voi rivendicate la necessità di rendere più efficace il contrasto con un impegno a livello istituzionale.

«È il primo impegno che chiediamo al nuovo governo, non ci interessa di che colore sia. Vogliamo che la questione venga affrontata fino in fondo. Non abbiamo poteri coercitivi, lo Stato sì: chiediamo che le false cooperative e chi opera in maniera strumentale attraverso la cooperazione – tutelata dalla costituzione – vengano puniti. Non possiamo accettare atteggiamenti di indifferenza o addirittura complicità del sistema delle imprese rispetto a cooperative apri e chiudi, come successo in questa regione».

 

L'Emilia Romagna sta trainando la crescita, con un Pil che aumenta più velocemente di quello nazionale: per il 2018 l'obiettivo è confermarsi?

«Occorre confermare la crescita, ma anche continuare a puntare su un modello di una regione storicamente unita e compatta che nella crisi ha trovato difficoltà, ma che grazie anche alla sua storia ha dimostrato di avere capacità di fare sistema».