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L'ECONOMIA CIRCOLARE 'TRASFORMA' I RIFIUTI IN SOTTOPRODOTTI

Il tema è stato al centro del convegno promosso da Confcooperative Emilia Romagna che ha puntato i riflettori sulla normativa regionale e nazionale

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Al convegno promosso a Bologna da Confcooperative Emilia Romagna erano presenti tutti i grandi gruppi cooperativi, in particolar modo quelli del settore agroalimentare, per formarsi ed informarsi sulla nuova normativa nazionale dei sottoprodotti e conoscere le importanti innovazioni introdotte dalla Regione Emilia Romagna in materia. Un'importante cambio di prospettiva rispetto alla gestione dei residui produttivi così come l'hanno vissuta fino ad oggi le imprese comprese quelle cooperative che era opportuno illustrare e puntualizzare.

“Ero da pochi anni in Confcooperative – ha affermato il direttore regionale Pierlorenzo Rossi aprendo i lavori – quando un'illustre cooperativa di trasformazione di ortaggi mi chiese se non trovavo incredibile che una foglia di spinacio tagliata sul campo potesse restare lì ed essere rilavorata nel terreno, mentre la stessa foglia raccolta in stabilimento fosse considerata un rifiuto e dovesse essere smaltita”.

“I residui produttivi – ha spiegato Barbara Zanetti, responsabile dell'Area Ambiente di Confcooperative Emilia Romagna – erano in via di principio sempre rifiuti nella ‘economia lineare', mentre oggi secondo i principi della ‘economia circolare' dovrebbero essere tutti tendenzialmente sottoprodotti. Un cambio di prospettiva che presuppone anche una diversa organizzazione delle attività aziendali in modo tale da creare più linee produttive e riutilizzare fino alla fine del ciclo di vita ciascun residuo produttivo”.

Questo approccio vede la totale condivisione della Regione Emilia Romagna che, dopo l'approvazione di una legge specifica sull'economia circolare, ha attivato un gruppo di lavoro con le organizzazioni di categoria per individuare i flussi di sottoprodotti che si ritengono meritevoli di tutela e di riutilizzo. A questo scopo ha istituito un Elenco regionale di sottoprodotti a cui le imprese possono aderire e trovare una maggiore copertura giuridica dimostrando che non stanno gestendo dei rifiuti ma si sta effettuando un riutilizzo virtuoso di sottoprodotti.

Confcooperative Emilia Romagna sta partecipando attivamente alla definizione ed alla individuazione di queste filiere di sottoprodotti e, proprio su richiesta delle associate, ha proposto di codificare la filiera dei noccioli di albicocca, la prima ad essere validata, che provengono da primarie cooperative di produzione di succhi di frutta. I noccioli di albicocca sono stati oggetto di vicende paradossali e trattati come rifiuti quando l'armellina (l'interno del seme di albicocca) è utilizzata storicamente per l'industria dolciaria (amaretti, liquori all'amaretto, colombe, panettoni), per l'industria cosmetica (oli di mandorle) e farmaceutica.

Nel corso del convegno è stata illuminante la relazione dell'Avvocato Milanesi dell'ufficio legislativo di Fedagri Confcooperative Nazionale che ha spiegato il recente decreto sul riutilizzo dei sottoprodotti per la produzione di biogas e per la combustione.

La degradazione organica in un biodigestore di sottoprodotti provenienti delle cooperative agricole rappresenta sicuramente una delle modalità per utilizzare materiali e sostanze per produrre biogas e quindi energia evitando la combustione di materie prime fossili che stanno causando l'inquinamento mondiale oltre che esaurirsi.

Utilizzare sottoprodotti significa fare prevenzione nella produzione dei rifiuti e questo rappresenta la migliore opzione ambientale prima ancora del recupero di materia dai rifiuti, perché il riutilizzo di sottoprodotti si colloca a monte dei processi produttivi quando l'imprenditore decide come organizzare la propria attività per sfruttare il ciclo di vita di ciascun materiale che fuoriesce dal suo ciclo produttivo.