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LA COOPERAZIONE SOCIALE SI CONFERMA UN IMPORTANTE STRUMENTO DI SVILUPPO LOCALE

Il tema è stato al centro dell'Assemblea regionale delle cooperative aderenti a Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna

LA COOPERAZIONE SOCIALE SI CONFERMA UN IMPORTANTE STRUMENTO DI SVILUPPO LOCALE

“Di fronte alla profonda crisi economica degli ultimi anni, le cooperative, facendo leva sui principi di mutualità, solidarietà e trasparenza che fanno parte del loro Dna, hanno saputo tenere meglio di altre forme imprenditoriali, in particolare la cooperazione sociale ha mostrato una forte resilienza, anche grazie ad una importante capacità di progettazione. Un percorso, questo, di cui dovrà tener conto anche il welfare del futuro perché chi opera quotidianamente sul territorio ha una conoscenza precisa delle esigenze della comunità”.

Con queste parole il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza, ha aperto i lavori della Assemblea regionale delle cooperative sociali di Federsolidarietà, svoltasi alla Villa Smeraldi di San Marino di Bentivoglio in provincia di Bologna. Un appuntamento, che ha riunito oltre 250 rappresentanti delle 400 cooperative associate alla Federazione, promosso per discutere le esigenze di innovazione dei servizi alla persona, a cominciare dal ripensamento del welfare in senso “generativo”, per continuare con la necessità di creare spazi di maggiore partecipazione degli stakeholders: gestori non profit, cittadini più o meno organizzati, associazioni di rappresentanza degli utenti.

I lavori sono proseguiti con l'intervento di Giuseppe Guerini, presidente nazionale di Federsolidarietà/Confcooperative, il quale ha ricordato come oggi tutti i soggetti economici che fanno attività di impresa aprano una finestra sul tema sociale in quanto in ogni attività imprenditoriale operano delle persone e la qualità della loro vita assume una grande importanza.

“In questa logica – ha aggiunto Guerini – abbiamo una grande occasione per portare i nostri valori ad un livello più ampio, tenendo conto che il tema sociale non riguarda più esclusivamente le fasce più marginali della popolazione, ma interessa l'intera comunità all'interno della quale ogni soggetto è portatore di una forte domanda sociale”.

“Sempre più spesso – ha affermato il presidente Guerini – le tematiche riguardanti il welfare coinvolgono aspetti complessi dell'economia e questo testimonia la fondatezza della nostra tesi di alcuni anni fa quando sostenevamo che la spesa destinata al welfare è produttiva. Le politiche di welfare creano occupazione e favoriscono la crescita. Nel periodo della crisi (2008-2014) abbiamo vissuto una contrazione della spesa e ciò nonostante le cooperative sociali hanno non solo mantenuto, ma addirittura aumentato i posti di lavoro ed anche il fatturato complessivo è cresciuto con un incremento della quota realizzata al di fuori della Pubblica Amministrazione. Le coop sociali si sono quindi confermate importanti strumenti di sviluppo locale”.

“Questo ruolo – ha concluso il presidente nazionale di Federsolidarietà – lo svolgiamo confrontandoci con la Pubblica Amministrazione, che sempre più spesso nella attuazione delle politiche di welfare ha bisogno di veri partner e non di semplici fornitori, per costruire insieme una comunità migliore offrendo servizi realmente rispondenti alle esigenze della popolazione”.

Il tema del welfare come motore di sviluppo è stato ripreso da Elisabetta Gualmini ,Vice Presidente e Assessore al Welfare e alle Politiche Abitative della Regione Emilia-Romagna, che ha ricordato come la Giunta consideri il welfare state un settore in grado di ricostruire il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni e con esse alla politica, garantendo risposte nuove ai bisogni delle persone. Per ottenere risultati migliori, secondo Gualmini, occorre innanzitutto gestire meglio le risorse disponibili, purtroppo non abbondanti, potenziando gli strumenti di monitoraggio. È poi indispensabile costruire delle gerarchie tra le priorità e analizzare i modelli organizzativi dei servizi per verificare se sono efficaci e, se necessario, modificarli e migliorarli.

“Da voi – ha concluso Elisabetta Gualmini rivolgendosi a Federsolidarietà Emilia Romagna – possiamo imparare molto per i valori intrinseci che la cooperazione da sempre esprime, ma soprattutto dobbiamo cogliere la grande sfida dell'innovazione sociale in quanto la vostra capacità di lettura dei bisogni sul territorio è superiore a quella delle istituzioni che procedono in maniera più monolitica. Questa vostra importante specificità va ulteriormente rafforzata e valorizzata. In quest'ottica, la Pubblica Amministrazione si propone di superare la dicotomia tra pubblico e privato e sviluppare sempre più una politica di cogestione dei servizi lavorando insieme”.

Don Adriano Vincenzi, Assistente Spirituale di Confcooperative, ha richiamato la platea alla difficoltà ed alla nobiltà di andare contro corrente sottolineando che la scelta della cooperazione, e di quella sociale in particolare, di mettere al centro la persona richiede un grande coraggio e si basa sulla priorità dei valori rispetto alle azioni. “Nel binomio azioni-risultati – ha proseguito Don Vincenzi – le cooperative sociali sono tra i soggetti più svantaggiati in quanto svolgono un ruolo molto meritevole che però sul piano dei conti vale poco. In sostanza, hanno un grande valore etico ma un piccolo valore reale”. “Ma quello delle risorse – ha sottolineato il prelato – è un falso problema in quanto non è vero che sono limitate, perché per fare le guerre e salvare le banche si trovano sempre i fondi necessari”. Don Vincenzi ha poi proseguito insistendo sulle radici etiche del fare, perché tutto non diventi banalmente un raggiungere risultati e obiettivi quantitativi. Perché la qualità del fare per le cooperative sociali è e rimane il benessere delle persone: quelle assistite, ma anche quelle che vi lavorano.

L'Assemblea è proseguita con la relazione del presidente di Federsolidarietà Emilia Romagna, Luca Dal Pozzo, che ha commentato i numerosi dati relativi alla consistenza numerica e organizzativa delle oltre 440 cooperative sociali. “Gli elementi di cui siamo in possesso – ha fatto notare Dal Pozzo – evidenziano un'urgente necessità di aggregare gran parte delle cooperative, con i diversi strumenti e metodi a disposizione (fusioni, aggregazioni, reti consortili e gruppi cooperativi). Le singole dimensioni delle imprese, in larga misura, paiono impedire di strutturarsi adeguatamente alle nuove sfide, rappresentate ad esempio dai servizi diretti ai privati, in assenza di sostegno pubblico. Dal Pozzo ha però evidenziato una caratteristica positiva e più favorevole rispetto ad altre compagini cooperative, rappresentato dalla forte diffusione territoriale e dall'accentuato radicamento delle cooperative di Federsolidarietà. Caratteristiche che le posizionano favorevolmente nei confronti delle comunità e dei cittadini, per aprire quel dialogo diretto che oggi pare quanto mai necessario, sia in termini di nuovi e rinnovati servizi che di collaborazione e partecipazione ai processi di produzione, generazione e controllo.

Nel pomeriggio i lavori si sono sviluppati per gruppi, divisi nei seguenti temi: famiglia, minori ed infanzia; immigrazione nuove povertà; politiche attive del lavoro; sanità, socio-sanitario e assistenziale, per stilare il prossimo programma biennale di Federsolidarietà Emilia Romagna e delle cooperative sociali associate. Le conclusioni sono state affidate a Luca Dal Pozzo, che ha impegnato l'organizzazione a lavorare per raggiungere gli obiettivi fissati dai gruppi, investendo risorse umane ed economiche. Per questo ha chiesto con chiarezza anche la collaborazione dei dirigenti delle cooperative associate e presenti.