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IL RUOLO DELLA COOPERAZIONE NELL'INNOVAZIONE DAL BASSO

Il tema è stato al centro del primo appuntamento della seconda edizione di Formacoop

IL RUOLO DELLA COOPERAZIONE NELL

Si è incentrato sul tema “Il ruolo della cooperazione nell'innovazione dal basso” il primo appuntamento della seconda edizione di Formacoop, il Percorso di Alta Formazione Identitaria e Manageriale per amministratori di cooperative promosso da Confcooperative Emilia Romagna con il coordinamento didattico di Irecoop regionale. Dopo la presentazione del progetto da parte di Letizia Piangerelli dell'Irecoop, i lavori sono proseguiti con l'introduzione di Francesco Milza, presidente Confcooperative Emilia Romagna, che ha ricordato come la scelta nasca dal bisogno.

Milza ha poi affermato che partecipazione, condivisione, consenso e relazione diretta con i soci rappresentano la leva di competitività specifica della cooperazione che sa esprimere grandi potenzialità e deve reagire alle cooperative spurie che gettano una pessima luce sull'intero movimento. Milza si è infine soffermato sull'importanza della crescita manageriale dei dirigenti per trasferire loro strumenti utili al fine di aggiornare le caratteristiche valoriali del modello cooperativo.

Don Adriano Vincenzi, assistente spirituale di Confcooperative, ha affermato che “nasciamo da una visione alla quale cerchiamo di dare risposte e rappresentiamo valori che attivano azioni per rispondere ai bisogni”. “Il problema – ha proseguito Don Adriano – è che oggi il focus si è spostato sui risultati per raggiungere i quali sono sufficienti le azioni e i valori non servono più. “Noi cooperatori – ha aggiunto Don adriano – dobbiamo essere idonei al cambiamento e mostrarci elastici in base alle diverse situazioni, ma senza disconoscere i valori, altrimenti salta la democrazia interna. Dobbiamo coniugare i risultati con i valori, conservando la nostra dignità”.

“Tutto ciò – ha concluso Don Vincenzi – avendo come riferimento l'etica, che ci consente di essere liberi e di fare bene le cose, rispondendo a qualcuno di più grande di noi, passando dalla necessità alla scelta (è questa la differenza tra la macchina e l'uomo). Dobbiamo intervenire sulle persone, dobbiamo migliorare le persone non i risultati. Se investiamo sulla nostra soddisfazione, inevitabilmente migliorano i risultati. È in questo che dobbiamo essere differenti, come dice Papa Francesco. Bisogna diffondere la cultura delle relazioni fra le persone che lavorano”.

Il prof. Leonardo Becchetti dell'università Tor Vergata di Roma ha sottolineato l'esigenza di mettere in campo delle azioni utili agli altri e di ibridare, creare valore economico sostenibile. “La nostra felicità – ha affermato Becchetti – non dipende da quante e quali cose acquistiamo, i paradigmi sono altri: qualità del lavoro, bellezza dell'ambiente, soddisfazione. Dobbiamo creare l'economia circolare sostenibile comunicando con efficacia i nostri valori etici”.

Ben un quarto di tutti i beni disponibili nel mondo sono stati prodotti dopo il 2000 e 62 uomini detengono la stessa ricchezza di oltre 3 miliardi e mezzo di persone. Dobbiamo creare un valore economico che sia socialmente sostenibile, passando cioè da un modello di Development Goals a uno di Sosteinable Development Goals.”.

“In quest'ottica – ha dichiarato infine il docente dell'Università Tor Vergata – occorre lottare contro l'uomo economicus, tener presente che il Pil non crea felicità e che le imprese non devono soltanto massimizzare il profitto. Dobbiamo usare gli occhiali della felicità, della pienezza dei sensi, non gli occhiali della ricchezza = felicità. Know Why e non Know How”.