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LETTA, NELL'EUROPA DEL FUTURO LA COOPERAZIONE PARTE AVVANTAGGIATA

E' quanto ha affermato intervenendo al Consiglio regionale di Confcooperative Emilia Romagna 

LETTA, NELL

Ci può essere molta cooperazione nel futuro dell'Europa, a patto che si sappiano cogliere le opportunità. Ne è convinto Enrico Letta, ex premier oggi docente all'Istituto Sciences-Po di Parigi, intervenuto la settimana scorsa al Consiglio regionale di Confcooperative Emilia Romagna, riunitosi al Palazzo della Cooperazione di Bologna. Introdotto dal presidente Francesco Milza, che ha sottolineato come il sistema cooperativo sia “predisposto per rispondere ai bisogni delle persone e si senta adeguato a gestire i nuovi fenomeni emersi con la crisi”, Letta ha spiegato perché – a suo dire – la cooperazione sia “avvantaggiata” rispetto ad altre forme di impresa. “Viviamo in un mondo – ha detto - che sta conoscendo la fine delle leadership carismatiche e solitarie, sia in politica che in economia. Andiamo verso una società sempre più orizzontale, trasversale e di informazioni condivise, per questo la cooperazione ha un vantaggio rispetto ad altri”. Secondo l'ex presidente del Consiglio dei ministri, “il nuovo scenario economico è il risultato di una rivoluzione tecnologica veloce e profonda che ha prodotto la perdita di molti posti di lavoro, a causa della diffusa e inarrestabile digitalizzazione di tutti i comparti produttivi”. In questo contesto,l'economia cooperativa ha molte possibilità di emergere e di rafforzarsi in un momento in cui ci troviamo a fare i conti con eventi in precedenza inimmaginabili, dall'embargo russo alla Brexit fino all'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti”.

Ci sono poi tre parole, le cosiddette tre “I”, che Letta ha individuato per tracciare un percorso futuro: intensità, imprevedibilità, improvviso. “Occorre cambiare modo di fare impresa - ha aggiunto -, puntando sulla rapidità, essendo molto leggeri e reattivi ai mutamenti, adeguandosi ai modelli di organizzazione che necessitano di ritmi diversi”.

Per quanto riguarda l'Unione europea, da europeista convinto quale è Letta ha invocato “leadership europee forti”, perché “la governance non va affatto lasciata a banchieri e politici perdenti”. Tre le direttrici indicate a tal proposito: completamento dell'unione monetaria ed economica con la creazione di un Fondo monetario europeo; politiche comuni in tema di difesa e sicurezza, in particolare per il contrasto al terrorismo; più impulso alla democrazia europea, partendo dall'assegnazione dei 73 seggi lasciati liberi dagli europarlamentari britannici tramite un collegio elettorale pan-europeo, trasversale a tutti gli Stati membri.