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IL FUTURO DELLE BCC PARTE DA BOLOGNA

Emil Banca ha chiamato i vertici nazionali del Credito Cooperativo per parlare della Riforma. 

IL FUTURO DELLE BCC PARTE DA BOLOGNA

Sarà possibile mantenere una dimensione locale e cooperativa nonostante una Riforma che presto unirà le Banche di Credito Cooperativo nel terzo gruppo bancario nazionale? Come si è arrivati a questa vera e propria svolta epocale? Quali sono le sfide che attendono adesso le oltre trecento Bcc italiane? Come faranno a non perdere la propria anima e a continuare a rispondere alla propria missione di banche di comunità anche all'interno di una nuova holding nazionale?

A queste e ad altre domande hanno dato una risposta i vertici del credito cooperativo italiano che si sono ritrovati a Bologna per discutere della riforma e dei cambiamenti che porterà nelle banche locali del Paese. 

Banche di comunità, cosa cambia con la Riforma? è il titolo dell'appuntamento svoltosi presso l'Opificio Golinelli; coordinato dal direttore del QN Il Resto del Carlino Andrea Cangini, il convegno è stato aperto dai saluti della Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini, e ha visto gli interventi di Alessandro Azzi (Presidente Federazione Nazionale Bcc),  Sergio Gatti (Direttore generale Federazione Nazionale Bcc), Leonardo Rubattu (Direttore generale Iccrea Holding); Giulio Magagni (Presidente di Iccrea Holding) e, via Skype, Enrico Zanetti (vice ministro dell'Economia). I lavori sono stati conclusi dal Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.

La riforma del Credito Cooperativo Italiano, divenuta legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 14 aprile scorso, modifica sostanzialmente il Testo Unico Bancario e le norme collegate nella parte relativa alle BCC e Casse Rurali. Ed accoglie nella quasi totalità le proposte contenute nel progetto di “autoriforma” presentata al Governo dallo stesso Credito Cooperativo. 

“La riforma che si andrà adesso ad attivare – fissata la cornice normativa – conseguirà l'obiettivo di rafforzare ulteriormente il sistema delle BCC, che aderiranno ad un Gruppo Bancario Cooperativo con una Capogruppo avente forma di Spa (con almeno 1 miliardo di euro di patrimonio) della quale avranno almeno la maggioranza” – ha dichiarato Giulio Magagni, presidente di ICCREA Holding e della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell'Emilia Romagna. Le BCC manterranno i caratteri distintivi della autonomia e della mutualità (il numero minimo di soci passerà da 200 a 500, con un massimo di 100 mila euro di capitale detenibile da ciascun socio) ma, soprattutto, resteranno ‘banche di persone'. Sarà il ‘contratto di coesione' – tarato su parametri di meritevolezza – a definire le modalità di controllo che la Capogruppo del nuovo Gruppo Bancario Cooperativo eserciterà sulle singole BCC”.

“La legge – ha proseguito Magagni – ci concede 18 mesi per la formazione della nuova Holding nazionale, lasciando per la verità lo spiraglio di costituirne anche più di una. Fatto salve le Raiffeisen, che per storia, caratteristiche ed identità linguistica è giusto che procedano in autonomia, dobbiamo lavorare affinché ne nasca una sola, forte, e nel più breve tempo possibile. In questi mesi siamo stati in grado di far capire l'importanza della nostra storia, ora dobbiamo essere in grado di mettere in campo un cambio di passo nella nostra capacità di fare impresa”.

Si apre ora la fase determinante della costruzione concreta del Gruppo Bancario Cooperativo, per la quale sarà centrale il confronto con le BCC e le Federazioni Locali da una parte, e con la Banca Centrale Europea, la Banca d'Italia ed il Mef dall'altra. A questi ultimi due organismi è demandata – in particolare – la definizione della “normativa secondaria” (ad un decreto Mef, tra l'altro, è riservata la fissazione del numero minimo di banche per dar vita ad un gruppo bancario – in relazione soprattutto alla tutela delle specificità Raiffeisen; alla Banca d'Italia le Disposizioni di Vigilanza per definire i requisiti della Capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo, del contratto di coesione, del funzionamento delle garanzie incrociate, ecc.).

Alessandro Azzi, Presidente nazionale di Federcasse, ha affermato che “la riforma ci proietta nel terzo tempo del credito cooperativo, adeguandolo ad affrontare le sfide del nuovo millennio senza pregiudicarne l'autonomia”. “Solo facendo gruppo e unendo le forze si può essere competitivi a livello globale” – ha aggiunto Azzi. La riforma recepisce in larga misura i suggerimenti della stessa Federcasse. Il vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti, ha sottolineato che “la riforma è un progetto complesso. L'auspicio è un'integrazione che comprenda una frammentazione minima: il quadro normativo prevede un margine di agibilità in questo senso, ma speriamo che le scelte convergano nella massima coesione possibile”.  Il ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, concludendo i lavori ha dichiarato che “la riforma rende più solido il sistema delle Banche di Credito Cooperativo. Oggi le banche hanno bisogno di avere dimensioni notevoli per poter restare sul mercato, cosa che le banche di credito cooperativo non hanno se restano da sole”. “Questa riforma – ha aggiunto Galletti – permette un rafforzamento del sistema pur salvaguardando l'indipendenza di ogni banca di credito cooperativo”. “La loro forza è essere presenti sul territorio e capire il territorio – ha concluso il Ministro. Rimanere nella loro autonomia è un vantaggio per i clienti, che hanno una maggior solidità del credito che le banche emettono. Questa riforma è stata realizzata con il consenso delle Bcc, è quasi un'autoriforma e questo è un altro dato positivo”.