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FONDO SOCIALE EUROPEO: IN EMILIA ROMAGNA GIA' PROGRAMMATI OLTRE 400 MILIONI DI EURO

2.649 i progetti approvati e 111.084 le persone che hanno avuto accesso alle opportunità di orientamento, formazione e lavoro. ​Presentato oggi a Bologna al Comitato di Sorveglianza lo stato di avanzamento del Programma Operativo Fse 2014-2020. 

 

 

FONDO SOCIALE EUROPEO: IN EMILIA ROMAGNA GIA

Nei primi 3 anni di programmazione del Fondo sociale europeo 2014/2020 sono 2.649 i progetti approvati (costituiti da percorsi integrati di orientamento, attività di formazione e accompagnamento al lavoro) e 111.084 le persone che hanno già partecipato, per un totale di risorse programmate dalla Regione Emilia-Romagna di oltre 400 milioni di euro, di cui 385 già impegnati.  
Sono questi alcuni dei dati, fotografati al 30 novembre, emersi a Bologna durante il Comitato di sorveglianza del Fse, l'organismo previsto dai regolamenti comunitari con il compito di accertare la qualità e l'efficacia dell'attuazione del Programma operativo regionale. All'incontro, presieduto dall'assessore regionale al Coordinamento Politiche europee, Patrizio Bianchi, hanno partecipato Michela Di Donato della Direzione generale Occupazione, Affari sociali e inclusione della Commissione europea, i rappresentanti dei ministeri competenti in materia e le forze sociali ed economiche dell'Emilia-Romagna.
“Le risorse, che complessivamente per il settennio 2014/2020 ammontano a 786 milioni di euro, sono state investite in coerenza con gli obiettivi delineati a livello europeo, per rafforzare le competenze delle persone, promuovere sviluppo, competitività e coesione- ha sottolineato l'assessore Patrizio Bianchi-. Con le nostre politiche in questi anni abbiamo voluto creare un contesto favorevole ad una nuova e qualificata occupazione e ad un'innovazione sostenibile, valorizzando i punti di forza del territorio regionale e generando una condizione partecipativa in grado rendere dinamico e competitivo l'intero sistema”. 
Istruzione e Formazione Professionale, Rete Politecnica, alta formazione e ricerca, formazione e servizi per sostenere l'inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone: queste le principali tipologie di azioni di tipo educativo e formativo finanziate per garantire dinamicità ed inclusività della società regionale. Tempestività nella messa a disposizione delle opportunità (con alcuni avvisi pubblici sempre aperti per rispondere in tempo reale alle esigenze delle persone e delle imprese). Valorizzazione e rafforzamento della capacità di lavorare in rete dei diversi soggetti - pubblici e privati - chiamati a concorrere alla programmazione, realizzazione e valutazione degli interventi condivisi nel Patto per il Lavoro e cofinanziati dal Fondo sociale europeo, per rispondere ai cambiamenti e alle complessità, ma anche alla potenzialità dell'economia e del mercato del lavoro. Comunicazione integrata delle opportunità che la programmazione del Fondo socialeeuropeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale rende disponibili alle persone e alle imprese. Sono alcuni degli elementi messi in evidenza durante il Comitato di sorveglianza per fotografare lo stato d'avanzamento di una programmazione regionale in piena attuazione.  

La Rete Attiva per il Lavoro 
Il momento che è stato anche l'occasione per fare il punto sull'avvio della Rete Attiva per il Lavoro, istituita per migliorare la qualità e l'estensione sul territorio dei servizi per il lavoro, ampliando la platea di soggetti che possono sostenere le persone nella ricerca di impiego, nell'incontro tra domanda e offerta, nel servizio di orientamento e di certificazione delle competenze. 
La Rete, coordinata dall'Agenzia per il Lavoro, è oggi costituita da 38 Centri per l'Impiego e 9 Uffici di Collocamento Mirato con 428 dipendenti pubblici, 25 soggetti privati accreditati nell'area 1 (per prestazioni standard per le persone e per datori di lavoro) con 205 sedi operative e 539 operatori, 50 soggetti accreditati nell'area 2 (per prestazioni per l'inserimento lavorativo e l'inclusione delle persone fragili e vulnerabili) con 171 sedi operative e 451 operatori. Quanto all'operatività della Rete, in attuazione del Piano per l'Occupazione (avviato in novembre 2017), sono 62 le persone che si sono già rivolte ai soggetti privati accreditati per usufruire di servizi per il lavoro concordati con il Centro per l'Impiego e sono pari a 8 milioni di euro le risorse Fse messe a disposizione dalla Giunta per promuovere il reinserimento nel mercato del lavoro di persone disoccupate da oltre 12 mesi.  
In piena attuazione anche la legge regionale 14/2015 che, attraverso l'integrazione dei servizi per il lavoro, sociali e sanitari e interventi di politica attiva mirati e personalizzati (finanziati con un primo stanziamento di risorse Fse pari a 20 milioni di euro), intende favorire l'inserimento nel mercato del lavoro delle persone fragili e vulnerabili. Sono 5.979 le persone che fino ad oggi si sono rivolte ai servizi, 3.226 quelle riconosciute effettivamente in condizione di fragilità e pertanto ammesse alle misure, e 1.127 coloro che hanno già sottoscritto un programma o lo stanno realizzando.

Secondo Confcooperative Emilia Romagna, il complesso sistema di iniziative, bandi e progetti messi in atto dalla Regione da certamente conto delle competenze, delle capacità e del loro alto livello che l'Amministrazione Pubblica di questa regione può mettere a disposizione delle politiche occupazionali e del lavoro. D'altra parte la veloce e rilevante ripresa che vive questo territorio è testimone sia di tali efficaci capacità che di un tessuto economico e produttivo vitale e competitivo a livello internazionale. In una tale situazione la Regione ER ha anche deciso di dedicare gran parte del fondo “inclusione” ad un intervento che favorisca l'inserimento lavorativo delle persone che hanno più difficoltà ad affrontare il mondo del lavoro. Di qui l'eccellente lavoro svolto insieme alle Associazioni economiche e sociali della ns regione che ha dato vita alla tanto complessa quanto ricca legge regionale 14 del 2015, di cui si parla in questo articolo. Sin qui tutto bene, ma un forte timore occorre esprimerlo circa la capacità dei territori e dei servizi locali per il lavoro di recepire attivamente una norma tanto impegnativa quanto potenzialmente efficace. "Senza una competente, quanto veloce gestione dei territori, - dichiarano i vertici di Confcooperative regionale - questa norma così moderna ed evoluta rischi di fallire e i ritardi che già sta accumulando ci fanno temere che tale rischio stia aumentando. Auspichiamo un intervento diretto e risolutivo della Regione ER e dell'Agenzia regionale del Lavoro in tal senso".