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EMILIA ROMAGNA: LA REGIONE PROPONE UN WELFARE COMUNITARIO

E' quanto prevede il prossimo Piano sociale sanitario reso pubblico in questi giorni

EMILIA ROMAGNA: LA REGIONE PROPONE UN WELFARE COMUNITARIO

Da alcuni giorni la Regione ha condiviso pubblicamente l'impostazione, gli obiettivi e il metodo del prossimo Piano Sociale Sanitario. Si tratta dei primi documenti di lavoro, ma come ha dichiarato il Direttore Generale dell'Assessorato alle Politiche per la Salute e dell'Assessorato alle Politiche Sociali, l'intenzione è sviluppare il percorso necessario alla approvazione del Piano in tempi ragionevolmente brevi e, comunque, entro la fine dell'anno.

La proposta avanzata dalla Regione pone davanti ai soggetti pubblici locali e privati non profit un programma che può rappresentare un punto di svolta radicale nelle politiche pubbliche di cura della salute e del benessere per il nostro territorio.

Attentamente valutato dal Forum regionale del Terzo Settore a cui Confcooperative Emilia Romagna aderisce sin dalla sua fondazione, il documento parte dall'analisi del contesto e dalla constatazione che al cambiamento e all'evoluzione continua delle esigenze delle persone e della società, non corrispondono né risorse adeguate, di cui non si prevede alcun aumento in futuro, né un'organizzazione del sistema dei servizi, soprattutto sociali e socio-sanitari, idonea per affrontare le nuove sfide che i continui mutamenti sociali lanciano ad ognuno e, in particolare, alle istituzioni pubbliche responsabili di tutelare la salute ed il benessere dei cittadini.

Per questo le proposte della Regione vanno nella direzione di una maggiore flessibilità nelle soluzioni organizzative riguardanti sia i servizi che la struttura di erogazione, per imprimere maggiore dinamismo ad una realtà che, essendo caratterizzata da gigantismo e complessità, spesso soffre di rigidità e scarsa propensione al cambiamento.

Un'operazione che si intende perseguire con un maggiore tasso di sussidiarietà, intesa come spazio disponibile e, a volte, addirittura consegnato al cittadino e ai diversi soggetti non profit presenti con proprie attività a beneficio delle persone e delle comunità. Per questo nel Piano compaiono parole chiave, quali partecipazione, welfare comunitario, responsabilità, codecisione e condivisione, che ci orientano immediatamente verso un sistema e, soprattutto, un metodo caratterizzato dalla forte partecipazione delle persone e dei soggetti del terzo settore. Tutto ciò riferito non solo al momento dell'erogazione e del sostegno dei servizi, mediante risorse anche proprie sia professionali che finanziarie e di sviluppo di reti solidali di relazioni individuali e collettive, ma anche nella fase della programmazione e delle decisioni politiche, attraverso un contributo sulle caratteristiche del cambiamento dei bisogni e dei territori. Crediamo pertanto sia importante valorizzare in via sperimentale le attività, i servizi e le esperienze già in essere collocate sul fronte dell'innovazione sociale e del cambiamento organizzativo.

La proposta della Regione ha un altro grande pregio, coerente con la modernità e con i cambiamenti sociali: si basa su una cultura e modalità di lettura sociale differente rispetto al passato e, come detto, su una diversa organizzazione del sistema pubblico di cura e benessere sociale. La politica pubblica sembra, infatti, volere abbandonare la differenziazione per settori e aree sociali omogenee e le politiche a “canne d'organo” che sinora si sono sviluppate in modo settoriale, senza quasi nessun reciproco contatto. La Regione vira, invece, con decisione verso un percorso teso ad analizzare, trattare, programmare e progettare i bisogni sociali secondo aree trasversali.

Per l'esattezza sono sei quelle citate nel documento presentato dalla Regione: domiciliarità e prossimità; riduzione delle disuguaglianze; prevenzione e promozione del benessere sociale e della salute; integrazione socio-lavorativa; partecipazione e responsabilizzazione dei cittadini; qualificazione dei servizi. Inoltre lo stesso documento preparatorio apre il dibattito e il lavoro anche alla collaborazione trasversale e comunitaria dei diversi soggetti presenti sul territorio e nei servizi, oltre che dei gestori economici non profit e dei cittadini.

Un quadro che, come abbiamo già ricordato, rivoluziona il modo di pensare e di organizzare il sistema dei servizi sanitari, socio-sanitari e assistenziali della nostra regione. E, oltre a suscitare profondi cambiamenti nella cosiddetta organizzazione “hard” dei servizi, impone un generale cambiamento della cultura del sistema amministrativo pubblico e delle competenze.

Se, infatti, l'obiettivo metodologico è raggiungere una generale integrazione tra soggetti e aree sociali diverse, va da sé che il “pubblico” da soggetto committente e anche gestore dei servizi dovrà trasformarsi in soggetto integratore delle numerose risorse presenti; oltre a crowdfunder di altre risorse, quando necessarie, dovrà, inoltre, diventare il regista di questa complessa scena popolata da tanti soggetti diversi. Infine, dovrà rappresentare, con la necessaria competenza e autorevolezza, il garante dei contenuti e dei principi del sistema, primi tra tutti l'universalismo e l'equità di accesso ai servizi.

Tale cambiamento culturale e di competenza rappresenta una condizione che la cooperazione sociale ritiene indispensabile e prioritaria rispetto all'avvio del nuovo Piano e dei suoi contenuti innovatori. Senza innovazione della parte che potremmo chiamare infrastrutturale del sistema e senza il necessario arricchimento sul fronte delle competenze, sorgono seri dubbi sul successo di un tale programma.

Ma questo non lo diciamo per “soffocare il bambino nella culla”, bensì per porre le giuste basi e le necessarie condizioni alla realizzazione di un Piano e di un cambiamento che, in via di principio e per quanto riguarda queste prime premesse, condividiamo, pur riservandoci di giudicarlo al momento dell'effettiva applicazione, senza per questo lesinare la nostra collaborazione che sarà piena nei limiti delle nostre energie, ma condizionata ad alcuni elementi che rappresentano già di per se' il cambiamento o, almeno, il suo inizio, e cioè: compartecipazione alla programmazione, co-progettazione del sistema di erogazione e dell'organizzazione amministrativa, co-decisione nella fase di organizzazione concreta dei servizi sul territorio.

La cooperazione sociale è pronta a collaborare, purché questo programma non sia un paravento per continuare con le solite metodologie e la solita cultura, superata e ora anche nociva, soprattutto a livello locale.