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ECONOMIA SOCIALE: IN EMILIA ROMAGNA OLTRE 740 COOPERATIVE, UN FATTURATO DA 2,5 MILIARDI DI EURO E 50.000 OCCUPATI

A fare il punto a Bologna, nel convegno "L'impresa sociale nei nostri territori", la vicepresidente Elisabetta Gualmini ("Numeri che ben rappresentano la dinamicità e il valore del terzo settore nella nostra regione") e il rappresentante di Confcooperative ER, Gianluca Mingozzi (“il Terzo Settore quale opportunità di partecipazione e di ricostituzione di capitale sociale”)

ECONOMIA SOCIALE: IN EMILIA ROMAGNA OLTRE 740  COOPERATIVE, UN FATTURATO DA 2,5 MILIARDI DI EURO E 50.000 OCCUPATI

Opera soprattutto nell'assistenza alla persona e nell'istruzione, conta quasi 750 cooperative sociali, un fatturato che supera i 2,5 miliari di euro e dà lavoro a circa 50mila persone. È l'identikit dell'impresa sociale in Emilia-Romagna, perlopiù rappresentata dalle cooperative sociali, oltre alle associazioni di volontariato e di promozione sociale.

Dai dati forniti dall'Albo regionale al quale si iscrivono le cooperative presenti in Emilia-Romagna, emerge che a marzo 2018, tenendo conto della popolazione di riferimento, la provincia con il maggior numero di realtà è Bologna (132), seguita da Forli-Cesena (98), Reggio Emilia (93), Modena (87), Parma (85), Rimini (78), Ravenna (66), Piacenza (52) e Ferrara (50).

Di economia sociale e, più in generale, di riforma del Terzo settore si è discusso a Bologna, all'Istituto Veritatis Splendor al convegno “L'impresa sociale nei nostri territori”.

A parlare degli strumenti messi in campo dalla Regione per promuovere e sostenere l'economia sociale nel territorio emiliano-romagnolo, è stata la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini e il rappresentante di Confcooperative Emilia Romagna, Gianluca Mingozzi.

La Vice Presidente della Giunta regionale si è espressa anche sulla riforma del Terzo settore (legge delega 106 del 25 maggio 2016) i cui decreti applicativi sono stati approvati dal Consiglio dei ministri nel luglio scorso. “La Regione Emilia-Romagna - ha sottolineato - ha accompagnato e per alcuni versi anticipato la riforma nazionale, proponendo una serie di importanti emendamenti. Tra questi, la proposta, poi accolta, di ripristinare per le grandi Regioni gli organismi territoriali di controllo e l'inserimento di un rappresentante delle Regioni dentro quello nazionale. Va dato atto a questo processo di innovazione di aver raccolto in una visione di sistema organica un mondo estremamente ricco, ma allo stesso tempo frammentato. Da sempre - ha concluso Gualmini - ne riconosciamo il ruolo e le potenzialità, non solo come grande interlocutore delle istituzioni pubbliche, ma anche come soggetto che contribuisce in maniera attiva e dinamica al nostro welfare regionale, ormai da quasi 30 anni”.

Gianluca Mingozzi, dal canto suo, ha voluto sottolineare come il Terzo Settore offra un'opportunità di partecipazione, mediante associazionismo e volontariato, ma anche occupazione nella cooperazione sociale. "La forma che, nel terzo settore, incarna lo spirito più imprenditoriale, offre un'opportunità di lavoro a oltre 50 mila persone, ha continuato Mingozzi, creando buon lavoro (infatti oltre il 75% di questi contratti è a tempo indeterminato)". Una cifra ben al di sopra della media che indica il mercato del lavoro nel nord del nostro paese. L'attenzione di Mingozzi si è spostata sull'Impresa Sociale, l'istituto imprenditoriale voluto dalla Riforma del Terzo Settore per ampliare la presenza degli Enti del Terzo Settore nelle attività imprenditoriali con fini di interesse pubblico. Una sfida per la cooperazione sociale che, per ora rimane la vera e quasi unica Impresa Sociale nel nostro paese. Ma che non mancherà di cercare le collaborazioni necessarie con le nuove imprese sociali che sorgeranno, così come è implicitamente indicato dalla Riforma che mette a disposizione di queste ultime un ampio orizzonte di attività volte all'utilità sociale e realizzate senza fini di lucro. Una gamma tale da coprire quasi per intero le attività produttive presenti in Italia che potranno utilmente incrociarsi e collaborare con l'operatività realizzata dalla cooperazione sociale, maggiormente specializzata nella cura e nei servizi alla persona.

La riforma costituisce un passaggio importante per tutte le organizzazioni che contribuiscono a valorizzare l'economia sociale in Italia, in primis le cooperative sociali alle quali attribuisce in automatico la qualifica di imprese sociali. Ad essere interessati dal processo di innovazione sono comunque tutti i soggetti operanti nel Terzo settore: una realtà che in Emilia-Romagna è articolata e ricchissima, costituita da oltre 8 mila enti, tra organizzazioni di volontariato (3.099), associazioni di promozione sociale (4.192) e cooperative (741) e che coinvolge più di 1 milione di cittadini emiliano-romagnoli.