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COOPERATIVE SOCIALI: DALLA REGIONE LE LINEE GUIDA PER L'AFFIDAMENTO DEI SERVIZI

Presentate il 4 novembre in Regione e il 10 a Forlì: prossimi appuntamenti a Reggio Emilia e Piacenza. La vicepresidente Gualmini: "Un grande salto di qualità. Promuovono un bilanciamento tra clausole ambientali e clausole sociali e l'attenzione alla dimensione sociale deve far parte dei criteri di aggiudicazione della gara" 

COOPERATIVE SOCIALI: DALLA REGIONE LE LINEE GUIDA PER L

Fornire indicazioni operative chiare ai Comuni, ai relativi enti e aziende strumentali, agli stessi operatori economici, sulle procedure di affidamento ed erogazione dei servizi è lo scopo principale delle “Linee guida regionali sull'affidamento dei servizi alle cooperative sociali” approvate dalla Giunta regionale nelle scorse settimane.

Il documento, che dà attuazione alla legge regionale n. 12 del 2014 sulla cooperazione sociale, è stato presentato a Bologna in un seminario che si è tenuto in Regione. Il primo dei quattro appuntamenti in programma (i prossimi si svolgeranno rispettivamente a Reggio Emilia il 17, a Piacenza il 24). Scopo degli incontri di approfondimento sulle Linee guida è fornire le indicazioni operative alle stazioni appaltanti per la corretta interpretazione ed attuazione della legge regionale, ma – al tempo stesso – raccogliere le sollecitazioni e le osservazioni da parte delle Amministrazioni e degli operatori economici, alla luce della difficile fase di applicazione del nuovo Codice dei contratti pubblici.

“Siamo davanti a un grande salto di qualità – afferma la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini. Per la prima volta, recependo le indicazioni del nuovo codice degli appalti e delle direttive europee, le Linee guida promuovono un bilanciamento tra clausole ambientali e clausole sociali, cioè l'attenzione alla dimensione sociale deve far parte dei criteri di aggiudicazione della gara. È una rivoluzione copernicana, come ha detto Cantone, di qui in avanti il principio dell'economicità, pure fondamentale, può essere temperato dalla dimensione sociale. Le Linee guida- prosegue- illustrano poi alcune novità importanti come la coprogettazione e la negoziazione sempre nelle commesse pubbliche, metodi su cui come Regione continueremo a lavorare”.

Le Linee guida sono coerenti con legislazione nazionale, in particolare con il nuovo codice degli appalti e con le linee guida nazionali dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, e hanno la peculiarità di soddisfare da un lato le esigenze dei Comuni, in qualità di stazioni appaltanti (l'Anci è stata tra i grandi promotori dell'iniziativa) fornendo loro uno strumento trasparente e di facile lettura, dall'altro la cooperazione sociale, che mantiene un ruolo strategico nel rispetto delle normative all'insegna della trasparenza in materia di affidamento dei servizi.

Il documento presentato e prima approvato dalla Giunta RER lo scorso 27 giugno, è il risultato dell'attività di un gruppo di lavoro specialistico ed espressione di tutti i soggetti, pubblici e privati, interessati dall'attuazione della nuova disciplina (Regione, Anci regionale, e Centrali cooperative maggiormente rappresentative), che si è istituito nell'ambito della Commissione consultiva sulla cooperazione sociale, prevista dalla nuova legge sulla cooperazione.

Federsolidarietà-Confcooperative Emilia Romagna sottolinea questo come un passaggio decisivo sul cammino di una coerente attuazione della LR 12/204 sulle cooperative sociali e cruciale per lo sviluppo dei rapporti tra cooperazione sociale e Amministrazioni Pubbliche, all'insegna della trasparenza e dell'economicità, senza trascurare gli aspetti sociali. Anzi: enfatizzandone il profilo, in un clima di vera collaborazione che vedrà superare un rapporto di mera fornitura o, comunque, di subordinazione in cui prevalentemente si trova oggi la cooperazione sociale nei confronti del committente pubblico. Questa nuova condizione, continua l'associazione regionale delle cooperative sociali, è il frutto di una condivisa convinzione che, in ambito sociale e di inserimento lavorativo, solo lavorando insieme ed evitando logiche conservative e selettive secondo criteri meramente economici, non solo non si spenderà di più, ma addirittura si potrà risparmiare. Purché la visione delle Pubbliche Amministrazione si allarghi abbracciando tutti gli interessi della cittadinanza, senza ragionare su singoli settori o specifici servizi. Per capire questa affermazione, basti prendere ad esempio l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, soprattutto se disabili: in caso di collocazione al lavoro, diventano lavoratori che raggiungono un maggior grado di autonomia anche economica e pagano le tasse. Quando ciò venisse a mancare rimarrebbero persone inattive e per di più a carico del sistema assistenziale, costringendo l'Amministrazione pubblica ad affrontare maggiori oneri, anche se in ambito diverso rispetto a quello eventualmente impegnato sullo specifico affidamento.

Le linee guida sono, perciò, uno strumento prezioso, tanto indispensabile quanto rigoroso e rispettoso della normativa europea e nazionale in tema di affidamenti, per modificare profondamente, dove necessario, i rapporti tra cooperazione sociale e Amministrazioni Pubbliche o svilupparli ulteriormente dove questi sono già avviati nella direzione indicata.

 

Una realtà importante la cooperazione sociale in Emilia-Romagna, in cui il protagonismo si è ulteriormente accentuato dopo l'approvazione della Legge regionale ed è in continuo sviluppo. Le quasi mille cooperative realizzano un fatturato che sfiora i due miliardi, grazie al lavoro di quasi 43mila addetti. Le aree forti della cooperazione sociale, tenendo conto della popolazione di riferimento sono, scendendo lungo la via Emilia, le città di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, a cui si aggiunge l'area che unisce il faentino con il forlivese e la città di Rimini. Nel 2014 (ultimi dati ufficiali), rispetto all'anno precedente, l'occupazione è aumentata del 4,3% , il fatturato del 2,3%, una crescita diffusa in quanto il 69% delle cooperative ha chiuso in utile. Ogni quattro occupati tre sono di genere femminile, i contratti a tempo indeterminato rappresentano l'83% del totale. Quasi il 70% delle entrate deriva da convenzioni con il Pubblico e da corrispettivi per le attività prestate.