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CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA: DA 50 ANNI L'UOMO E LE SUE ESIGENZE AL CENTRO DI UNA MISSION ECONOMICA E SOCIALE

In un piacevole viaggio nel tempo, ripercorse le esperienze di uomini che hanno fatto della solidarietà un modello di sviluppo, creando le condizioni perché anche le classi meno abbienti potessero essere protagoniste dell'evoluzione economica e sociale della regione e dell'intero Paese

CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA: DA 50 ANNI L

Cinquant'anni di storia della Confcooperative Emilia Romagna. Un'esperienza unica che dal 1968 ad oggi ha sempre posto l'uomo e le sue necessità al centro di una mission economica, ma soprattutto sociale, concretizzando un'intuizione che resta validissima nella sua finalità e lucidità innovativa.

In occasione della manifestazione celebrativa del 50° dalla costituzione, il giornalista Gino Belli ha realizzato un'approfondita analisi del contesto storico, economico e sociale nel quale sono sorte le prime esperienze cooperative, riallacciando ricordi e ripercorrendo avvenimenti che sono vita vissuta per molti cooperatori. Una storia che si concretizza sempre più nel cambiamento del Paese e che acquista valore perché in grado di rapportarsi all'evoluzione delle esigenze delle persone. “Restando ancorata all'uomo e alla sua domanda di lavoro, dignità e ruolo sociale – ha detto Belli – la cooperazione è stata la risposta migliore come modello d'impresa proprio perché fatta da uomini per gli uomini. E proprio questo rappresenta ancora oggi e soprattutto oggi il fattore esclusivo della sua grande ed effettiva modernità”.

Entrando nel vivo della giornata, più volte definita e sviluppatasi anche come momento di festa, Francesco Milza presidente Confcooperative Emilia Romagna ha ricordato “l'importanza di un appuntamento che dopo mezzo secolo dalla costituzione della Confcooperative Emilia Romagna, vede ancora insieme tanti uomini e donne che sono stati protagonisti assoluti di un percorso straordinario della storia cooperativa nazionale e regionale”.

“Mutualità e solidarietà – ha sottolineato Milza – sono stati e sono i terreni fertili della cooperazione che ha saputo dare risposte ai bisogni, dando vita ad imprese in grado di concretizzare l'idea e il sogno più visionario di uomini straordinari, come il senatore Giovanni Bersani: una personalità di alto spessore e rigore, un uomo travolgente e coinvolgente che prima di tutti ha immaginato la cooperazione come è ora realmente configurata, forte ed esclusiva per proposte e valori”.

“In un piacevole viaggio nel tempo, oggi ripercorriamo  – ha continuato Milza – le esperienze di uomini che hanno fatto della solidarietà un modello di sviluppo, creando le condizioni perché anche le classi meno abbienti potessero essere protagoniste dell'evoluzione economica e sociale della nostra regione e del Paese intero. La memoria di questo protagonismo semplice, e certamente non autoreferenziale, è indispensabile per guardare al futuro nella consapevolezza dello sviluppo raggiunto, dell'incremento dell'occupazione registrato e del consolidamento che Confcooperative Emilia Romagna a buon ragione ha conseguito”.

Simonetta Saliera presidente dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna ha offerto alcune riflessioni sul ruolo delle istituzioni nel determinare il radicamento del movimento cooperativo nel territorio, divenuto uno dei pilastri fondamentali, soprattutto nell'azione concreta di sintesi tra sviluppo e coesione sociale. “I pionieri del passato, partendo da idee e origini differenti, ma da valori comuni come la dignità dell'uomo e l'importanza del lavoro, hanno saputo creare sviluppo – ha detto Saliera – trasformando questa terra in una realtà ricca ed evoluta, sostituendo le difficoltà e le conseguenze della guerra con un avvenire migliore e positivo. La cooperazione ha contribuito in modo sostanziale all'evoluzione sociale del Paese facendo leva sui valori solidaristici; più di recente ha svolto un ruolo centrale in questi anni di pesante crisi economica che ora sta  investendo in modo sempre più incisivo il tessuto sociale. Il Patto per il Lavoro siglato anche con Confcooperative Emilia Romagna si è focalizzato su formazione e internazionalizzazione per dare nuove prospettive a lavoratori ed imprese. Una forma importante di collaborazione, quella tra istituzioni ed imprese, che si rinnova anche nel combattere il fenomeno delle false cooperative, verso il quale l'impegno della Regione Emilia Romagna riguarda l'individuazione di strumenti efficaci per contrastare tale degenerazione”.         

Da Mons. Tommaso Ghirelli Vescovo di Imola, è venuto un momento di riflessione sul senso della cooperazione, nel suo spirito più vero e nella sua essenzialità. “L'esigenza di alimentazione spirituale si ripropone nella sua attualità stringente; i valori sono reali e condivisi e non possono essere ignorati come se si trattasse di un processo di mutazione genetica. La cooperazione nasce dalla logica della solidarietà ed il patrimonio spirituale della cooperazione va salvaguardato con la formazione e la promozione sociale, coinvolgendo le giovani generazioni che sono il futuro del Paese”.

Dopo l'illustrazione del filo conduttore sviluppato nel libro “I probi pionieri dell'Emilia Romagna” da parte dell'autore Elio Pezzi scrittore e giornalista, che ne ha spiegato alcuni capitoli e tematiche salienti, la tavola rotonda “La cooperazione: memoria del passato, sguardo sul futuro” ha visto protagonisti Francesco Milza presidente della Confcooperative Emilia Romagna, Romano Prodi della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli e Stefano Bonaccini presidente della Regione Emilia Romagna, stimolati dalle domande del moderatore Antonio Farnè caporedattore del TGR Rai Emilia Romagna.   

Da Farnè è venuta un'iniziale sollecitazione sullo stato dell'arte della cooperazione, con un riferimento principale alla Confcooperative Emilia Romagna che ha registrato un importante sviluppo in regione e concretizzato una crescente collaborazione e sinergia con Legacoop, in anni problematici e contraddistinti dalla crisi economica.

Il presidente Milza ha ribadito che “in questo decennio difficile i nostri bilanci si sono ridotti, ma non i livelli occupazionali. Le cooperative resistono alle turbolenze economiche e rispondono meglio di altri tipi d'impresa perché sono il modello più moderno, aggregante per valori e per quella socialità d'impresa che è il senso più autentico della cooperazione. Oggi la cooperazione autentica va tutelata e salvaguardata contro i falsi fenomeni, un virus che mina la buona salute di un modello capace di creare sviluppo anche in tempi di crisi, pur essendo un modello complesso perché coinvolgente e pluralistico”. In seguito Milza ha precisato che lo sviluppo della cooperazione è un tema culturale, ma che è lo stesso modello cooperativo la miglior pubblicità per la cooperazione, dove la qualità del lavoro è in primo luogo regolarità del lavoro: basti pensare che il 72% deli occupati nel sistema Confcooperative Emilia Romagna è a tempo indeterminato.

Per Prodi “la cooperazione esprime tutta la sua validità nel tenere fisso l'obiettivo della solidarietà e della difesa delle categorie più deboli, continuando ad essere un collante del tessuto sociale. Per queste imprese la sfida è stata adattarsi ai nuovi interstizi dell'economia, riuscendo a ridurre le diseguaglianze, anche contro gli effetti del decentramento economico forzato imposto dal mercato, e con l'obiettivo di proteggere ed elevare il livello dei lavoratori. Altro problema è il calo delle cooperative che fa emergere la necessità soprattutto di un management professionalmente e culturalmente qualificato a gestire nuovi settori e mercati”. Prodi ha sostenuto che il movimento cooperativo è un pilastro importante per correggere le disparità nel mondo del lavoro e nella società e che anche per questo serve un'azione di promozione maggiormente incisiva per l'immagine delle cooperative, un moto d'orgoglio, soprattutto in presenza di fenomeni compromettenti come le false cooperative. 

“Il vostro è un 50° non banale – ha dichiarato Bonaccini – per lo sviluppo e il progresso che Confcooperative Emilia Romagna ha creato con valori e radici importanti in un territorio che oggi è una delle regioni più avanzate del Paese per qualità della vita, da intendersi non solo come lavoro. La crisi ha colpito duro triplicando la disoccupazione e raddoppiando i poveri, ma la cooperazione ha aumentato imprese e posti di lavoro. Come Regione abbiamo un obiettivo chiaro che riguarda il raggiungimento della piena e buona occupazione, seguendo un modello di sviluppo sostenibile in tutti i settori, dall'agroalimentare, al turismo, al manifatturiero. In tutto questo, resta centrale il tema del welfare per l'aumento dei nuclei familiari ristretti e l'invecchiamento progressivo della popolazione residente, ma anche il tema della formazione di fronte all'evidente necessità di professionalizzazione delle classi dirigenti al vertici delle imprese”. Sulle false cooperative Bonaccini ha richiamato l'impegno in prima linea della Regione Emilia Romagna con la creazione di una Commissione specifica per analizzare il fenomeno, ma sollecitando anche una legislazione nazionale che regoli il settore contro la competizione illegale. 

In chiusura dei lavori, è intervenuto Maurizio Gardini presidente Confcooperative Nazionale e presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane. L'emozione per un traguardo storico, la riconoscenza e la gratitudine per chi ha contribuito a costruire la  Confcooperative Emilia Romagna con impegno, dedizione e partecipazione crescente, ma anche un senso di legittimo orgoglio e di forte appartenenza verso un'esperienza che ha dimostrato tutta la sua valenza non solo economica ma anche sociale. Con questo insieme di considerazioni, un mix di sentiment e consapevolezza, Maurizio Gardini ha preso la parola sottolineando che il 50° di Confcooperative Emilia Romagna è dedicato a chi ha fatto l'impresa, ovvero quei probi pionieri che dal lontano 1968 hanno dato vita ad un modello e poi ad un sistema di imprese dal grande bagaglio valoriale.

“Una storia – ha detto Gardini – costruita anche tra le difficoltà, costellata di momenti non facili ed altri esaltanti, ma sempre caratterizzata da un elemento fondante e fondamentale, la generosità, e con essa la vicinanza all'uomo nel suo essere parte attiva e responsabile della società”.

“La prospettiva e la visione del futuro – allora come ora – riguarda la capacità della cooperazione di rispondere ai bisogni e alle necessità emergenti nell'uomo. Oggi la globalizzazione imperante, esasperando le disparità, instilla ulteriore valore alla nostra visione d'impresa proprio nel suo essere una cooperazione che crea risposte partendo da valori condivisi e vissuti personalmente al proprio interno. In questo la cooperazione è speciale per modernità e validità”.

La Confcooperative Emilia Romagna è stata parte essenziale della creazione e dello sviluppo di un sistema agroalimentare regionale, della grande evoluzione della cooperazione sociale, dell'affermazione di un'esperienza straordinaria nel mondo del credito attraverso le Banche di Credito Cooperativo che hanno saputo inserirsi nelle realtà locali scrivendo una storia unica e specifica in ogni territorio, puntando al rapporto diretto con le imprese e risparmiatori in contesti ignorati dai grandi gruppi.

“La nostra prospettiva ulteriore – ha aggiunto Gardini – è ora quella di avviare un quarto tempo della cooperazione finalizzato a creare un modello di società sociale, rappresentata dalla cooperazione che difende e tutela le comunità, le piccole realtà e le imprese sociali. Il futuro, con i processi di digitalizzazione e profonda innovazione in tutti campi, non può essere un processo ad esclusivo beneficio di alcuni, ma deve essere vissuto da tutti. Valorizzare le cooperative di comunità che stanno avviando un'esperienza importante è obiettivo della cooperazione perché strettamente connesso con il senso stesso dell'identità cooperativa”.

In tema di progressione verso l'innovazione ed un futuro imminente, Gardini ha ricordato che la visione più evoluta oggi si realizza nel progetto dell'Alleanza delle Cooperative Italiane; “un progetto che resta l'obiettivo principale perché al suo interno è compresa una visione ed una prospettiva alta della cooperazione che unisce e coagula energie. Il percorso di creazione dell'Alleanza, come altre esperienze unitarie avviate nel nostro Paese in vari ambiti, è difficoltoso ma vi è la grande consapevolezza di un cammino irreversibile volto a costruire e valorizzare la nostra diversità d'imprese. Questo è il nostro contributo alla creazione di un Paese più attento a realtà e progettualità dalla forte connotazione valoriale”.